Unione europea: Mattarella, “lamentare disagio un esercizio autolesionista”. Oggi rischio “glaciazione” anche per Paesi fondatori

“L’Unione europea rappresenta il primo perimetro dell’azione della nostra diplomazia, della nostra stessa proiezione internazionale. L’Unione non è altro rispetto a noi stessi”. Lo ha affermato presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento, oggi, alla XIII Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d’Italia, facendo gli auguri alla nuova presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, per “l’impegnativo compito al quale è stata chiamata”.
“Limitarsi a lamentare disagio, ad affermare” una “inettitudine” dell’Ue “nell’offrire risultati auspicati, rischia di apparire un esercizio autolesionista, una dichiarazione di insuccesso nell’incidere sulle sue decisioni”, ha avvertito il capo dello Stato. L’Unione va, piuttosto, “costruttivamente sollecitata a rispondere con azioni che ne rispecchino pienamente la spinta ideale e la forza, perché attraverso di essa possiamo far emergere al meglio le nostre specificità, apportare il nostro contributo di idee e la nostra visione del mondo e delle relazioni internazionali”. Infatti, “l’Unione è il luogo nel quale confrontarsi e riuscire – nel necessario reciproco rispetto – a rispondere alle sfide”.
Secondo il presidente, “voler giocare un ruolo globale, da protagonisti delle relazioni internazionali, in grado di ‘sedere al tavolo’ dei grandi, significa, per noi europei, rafforzare l’Unione”. A questo riguardo Mattarella ha rilevato “una tendenza crescente – che giudico pericolosamente erronea – verso meccanismi e pratiche di carattere intergovernativo, che sempre più pervade la vita dell’Unione”. Si tratta di “una tendenza che rischia di cambiare il carattere dello storico processo di integrazione”. Nel corso dei decenni, “questo ha sempre registrato la presenza di due diverse visioni, sin dall’inizio: quella comunitaria e quella intergovernativa”.
“La prima, più in linea con le intenzioni e le speranze dei fondatori – ha spiegato Mattarella -, volta a conferire l’esercizio di attribuzioni e competenze agli organi comuni, portatori di una visione complessivamente europea e non meramente sommatoria di scelte di singoli Paesi membri, inevitabilmente al ribasso. La seconda – quella intergovernativa, fatta propria soprattutto da alcuni Paesi di più recente adesione – che individua nell’Unione un conveniente quadro in cui gli Stati membri collaborano, sul piano economico e commerciale, mantenendo ben salda nelle loro distinte mani la formulazione di strategie e di decisioni”.
Per il capo dello Stato, “quest’ultima appare, oggi, prevalere anche in Paesi fondatori e sembra sviluppare un orientamento che può trasformarsi in consolidata concezione di base, in forma mentis. Una fase di ‘glaciazione’ nella vita dell’Unione”. Ma ne risulterebbe – ad avviso del presidente della Repubblica – “indebolita, per i popoli europei, la possibilità di esprimersi in maniera efficace e protagonista nella vita della comunità internazionale”. Soltanto con l’Unione, ha concluso, “potremo trasformare le prove in altrettante opportunità”.

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