Unione europea: Mattarella, “il cambiamento risiede nella capacità di incidere positivamente senza lacerazioni né avventurose fughe in avanti”

“Se, prima delle crisi di questi anni, la ragione intrinseca del nostro ‘stare insieme’ in Europa era sostanzialmente basata sul monito lanciato dai padri fondatori, ‘mai più guerra”’ oggi quell’impegno si carica di significati ancora più complessi alla luce della situazione che si profila”. Lo ha sostenuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento, oggi, alla XIII Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d’Italia dal titolo “La politica estera verso l’Orizzonte 2030. Tra continuità e cambiamento” in corso alla Farnesina. “Nessuno può immaginare di mantenere o innalzare gli attuali livelli di democrazia, sicurezza e prosperità, e le connesse garanzie per i cittadini, se non nell’ambito di un sistema sovranazionale che, essendo fortemente interconnesso dal punto di vista finanziario, economico e della comunicazione, si dia delle regole comuni”, ha avvertito il capo dello Stato, secondo il quale “per quanto ci riguarda, la dimensione nella quale possiamo investire per ottenere questi indispensabili risultati è quella dell’Unione europea, unica che può garantire ai nostri concittadini un livello di indipendenza e libertà quale abbiamo conosciuto dall’avvento della Repubblica”. “L’unica – ha aggiunto – che può consentire all’insieme dei Paesi dell’Unione, ai loro valori e alle loro economie un peso adeguato nella dimensione internazionale, sempre più caratterizzata e condizionata da soggetti di grandi dimensioni”.
Riferendosi al tema della Conferenza, Mattarella ha evidenziato: “Continuità significa che il nostro interesse nazionale può essere affermato nella costruzione di un orizzonte comune con i nostri partner che ci consenta di rimanere al passo con i tempi, affrontare le sfide, competere con i vecchi e i nuovi attori internazionali, realizzare un sistema di regole internazionali coerente con i nostri valori di libertà ed eguaglianza”. Il cambiamento, invece, “risiede nella capacità di incidere positivamente, con costanza e applicazione, senza lacerazioni né avventurose fughe in avanti, nei processi in corso. Vale per delicati colloqui di pace che riguardano ambiti elettivi della nostra politica estera o rischi potenziali per la sicurezza del nostro Paese. Vale per negoziati, primi fra tutti, nella Ue, quello relativo al completamento dell’architettura dell’eurozona e quello aperto circa l’approfondimento della partecipazione del Parlamento europeo alla definizione di nuovi assetti istituzionali, annunciato dal neo eletto presidente dell’Assemblea, Davide Sassoli”.
Allargando l’orizzonte a un contesto globale, “il compito al quale siamo chiamati – come Paese inserito nel contesto europeo – è quello di contribuire a regolare tutti quegli ambiti, e sono sempre più numerosi, nei quali le normative nazionali perdono progressivamente di significato – ha avvertito il presidente -.
Penso, ad esempio, al clima, alla tutela dell’ambiente o alla lotta al terrorismo e alle minacce ibride, ma anche a settori assolutamente diversi e in qualche misura nuovi, come la tassazione delle grandi imprese o la regolamentazione dei cosiddetti ‘giganti del web’ nella tutela della privacy dei cittadini”.

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