Migranti: Cancellaro (avvocato Open Arms), “interventi ong spesso richiesti dagli Stati”

“Non si tratta di sbarchi fantasma ma spesso sono attività richieste dagli Stati alle Ong: questo potrebbe essere un criterio per distinguere Ong e trafficanti, anche in base all’articolo 10-ter del Testo Unico sull’immigrazione, richiamato dal Gip Agrigento”. Lo ha detto Francesca Cancellaro, avvocato dello Studio legale Gamberini che difende Open Arms, intervenendo a un confronto tra diritto internazionale, penale, amministrativo, costituzionale, che si è svolto ieri a Milano, all’Università Cattolica, dal titolo “La politica dei porti-chiusi. Questioni di legittimità e responsabilità nazionale e internazionale”. A promuoverlo, la Facoltà di Giurisprudenza e l’Istituto di Studi internazionali dell’ateneo. A fare eco a Cancellaro, l’avvocato di Sea Watch e Mediterranea, Lucia Gennari: “Si tratta di operazioni di soccorso in mare e non come viene spesso detto di attività di trasporto irregolare di migranti, in violazione delle leggi sull’immigrazione italiana. E questo deve essere assolutamente ristabilito dal punto di vista della comunicazione per capire dove sta l’illegittimità dei governi europei”. Cesare Pitea, docente dell’Università di Milano, ha segnalato invece come manchi “un organo centralizzato di Diritto internazionale in grado di fornire una decisione univoca”. “Non bisogna dimenticare che quando si valuta il contenuto degli obblighi internazionali, le posizioni degli Stati non sono quelle dei governi, ma soprattutto quelle dei giudici, che determinano l’aderenza della prassi alla norma internazionale”, ha ricordato. Critico nei confronti del decreto sicurezza-bis Paolo Bonetti, dell’Università di Milano-Bicocca: “In questo decreto ministeriale le norme sull’immigrazione citate dicono esattamente il contrario di quello che sostiene il Testo Unico sull’immigrazione: soccorrere, accogliere, identificare tutti gli stranieri in mare”. Secondo Mario Savino, docente di Diritto amministrativo all’Università della Tuscia e direttore dell’Accademia Diritto e Migrazioni, “si potrebbe vietare l’ingresso solo dimostrando la probabile violazione di una norma primaria”. “Dal suo punto di vista, le navi delle Ong non violano norme interne quando effettuano soccorso in mare in base alla prevalenza del diritto internazionale su quello interno”.

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