Domenica del Mare: marittimi “criminalizzati e detenuti”, vittime di “isolamento e depressione” e di “armatori senza scrupoli”

“In caso di incidenti in mare spesso i marittimi sono criminalizzati e detenuti senza poter contare su una protezione effettiva della legge e senza poter beneficiare di un equo trattamento”. A lanciare il grido d’allarme è il dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, nel messaggio inviato ieri in occasione della Domenica del mare. “In una mescolanza precaria di nazionalità, culture e religioni, sono diminuite le opportunità di interagire socialmente con il ridotto numero di membri dell’equipaggio presenti a bordo”, si legge nel testo: “Isolamento e depressione, associati alla mancanza di un ambiente favorevole, possono incidere negativamente anche sulla salute mentale dei marittimi, a volte con conseguenze tragiche e dolorose per le loro famiglie, per i membri stessi dell’equipaggio e anche per i proprietari delle navi”. Grazie alla ratifica e all’attuazione di diverse Convenzioni e legislazioni nazionali, “le condizioni di vita e di lavoro a bordo di un gran numero di navi commerciali sono migliorate”, riconosce il dicastero pontificio: “Tuttavia non possiamo negare che in molte parti del mondo, dove armatori senza scrupoli si approfittano di un’applicazione meno rigorosa della legge, i problemi summenzionati continuano ancora a ripercuotersi profondamente sulla vita di numerosi marittimi e delle loro famiglie”. Di qui l’appello “alle Organizzazioni Internazionali, alle corrispondenti autorità governative e ai diversi soggetti della scena marittima, affinché compiano ulteriori sforzi per proteggere e salvaguardare i diritti di quanti lavorano in mare”. “Nei volti dei marittimi di varie nazionalità vi invito a riconoscere il volto di Cristo in mezzo a noi”, l’invito ai cappellani e ai volontari di Stella Maris: “Nella babele delle loro lingue, vi raccomando di parlare la lingua dell’amore cristiano che accoglie tutti e ciascuno senza escludere nessuno”. “Di fronte agli abusi”, l’appello è a “non avere paura di denunciare le ingiustizie e ad adoperarsi per lavorare insieme per costruire il bene comune ed un nuovo umanesimo del lavoro”, come auspica Papa Francesco, per “promuovere un lavoro rispettoso della dignità della persona che non guarda solo al profitto o alle esigenze produttive”.

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