Corpus Domini: mons. Nosiglia (Torino), “fa superare barriere di estraneità e di indifferenza”

“Una comunità che non vive nella ricerca continua dell’unità, nella cura e nell’attenzione verso tutti e in particolare verso i suoi membri più sofferenti e bisognosi, non può illudersi di celebrare degnamente l’Eucaristia e riconoscere il corpo del Signore”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della messa del Corpus Domini, che ha celebrato ieri in cattedrale, ricordando il miracolo eucaristico che si verificò in città, il 6 giugno 1453. L’ostia trafugata rimase sospesa in aria per lungo tempo e venne portata dal vescovo nel duomo. “L’Eucaristia è, come ci ricorda Papa Francesco, la fonte prima e la spinta costante che conduce la Chiesa fuori di se stessa, sulle vie della missione”, ha affermato il presule. Nelle sue parole il timore che ne sia stato fatto “un rito talmente chiuso in se stesso da stemperarne la carica di amore e di cambiamento che offre”. Soffermandosi sulle capacità dell’Eucaristia, mons. Nosiglia ha spiegato che “inquieta le coscienze e allarga il cuore facendo superare barriere di estraneità e di indifferenza o di rifiuto che sono tutt’ora presenti nella società e anche nelle nostre comunità, verso fratelli e sorelle in condizioni di difficoltà morale o materiale”. Quindi, la convinzione dell’arcivescovo è che “se la nostra Chiesa privilegerà gli ultimi e se con coraggio profetico non si sottrarrà alle nuove sfide di tante miserie morali e materiali proprie del nostro tempo, la fede non verrà meno, l’Eucaristia che celebriamo si tradurrà in pane spezzato nell’amore, il Vangelo sarà sempre più credibile via di cambiamento anche sociale”. Infine, il presule ha indicato l’Eucaristia come “l’atto missionario più fecondo che la Chiesa immette nella storia dell’umanità”. “Le nostre comunità superino l’autoreferenzialità e si immergano con coraggio nel fiume della missione”.

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