Argentina: p. Bennardis (cura villero), “i dati sulla povertà dell’infanzia riflettono la situazione delle famiglie e la mancanza di lavoro”

“Nella periferia di Buenos Aires il 13,8% dei minori va a letto senza cena. Ma non dobbiamo dimenticarci che se non può mangiare il bambino, già da tempo non mangiano neppure i genitori. Affrontare il problema dei minori significa affrontare quello della famiglia, che a sua volta dipende dalla tragica mancanza di lavoro. Perciò, se si vuole cambiare questa situazione, bisogna fare scelte economiche che aiutino l’occupazione”. Così padre Adrián Bennardis, responsabile per l’Infanzia e l’adolescenza a rischio dell’arcidiocesi di Buenos Aires, cura villero, cioè sacerdote in servizio pastorale nelle villas, i quartieri poveri periferici di Buenos Aires commenta i dati sull’infanzia, la povertà e la diseguaglianza contenuti nel rapporto dell’Osservatorio del disagio sociale dell’Università Cattolica argentina (Uca) diffuso ieri.
Parroco dell’Immacolata a Villa Soldati, nella sterminata periferia bonarense, padre Adrián non ha bisogno delle ricerche sociologiche per sapere che la situazione sta peggiorando. Basta e avanza il suo “osservatorio” in prima linea. “Da due anni – spiega al Sir – la crisi è sempre più grande. Aumenta il numero di chi si rivolge a noi per gli alimenti. Nella mia piccola parrocchia aiutiamo 170 famiglie”. La situazione dei minori impatta pesantemente in zone dove i minori di 17 anni costituiscono il 47% della popolazione. Di fronte a questa situazione, risalta in positivo l’attività dei curas villeros. “Esemplifichiamo la nostra attività con una tripla ‘C’, cui se ne è aggiunta una quarta – dice il sacerdote -. Le tre parole sono Capilla, Club e Colegio. Capilla come parrocchia e attività pastorale e formativa tradizionale; Club come l’attività sportiva e ricreativa. Da noi ci sono 600 bambini iscritti che praticano gratuitamente otto sport. Colegio come scuola, una presenza garantita, anche in questo caso gratuitamente, dalla Chiesa”. Insomma, senza la Chiesa in queste zone ci sarebbe il deserto. Ma prevenire con le tre ‘C’, purtroppo, non è sufficiente. Occorre anche “curare”. Ecco allora i Centros barriales Hogar de Cristo, “dove ospitiamo i ragazzi che hanno problemi di dipendenze. Una scelta fatta 11 anni fa, dentro una pastorale che vuole essere di ascolto e vicinanza”.

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