Migranti: padre Ripamonti (Centro Astalli), “il tavolo della trattativa si è trasferito sulla loro pelle”

“Il Mediterraneo invece di essere il luogo dell’incontro di popoli di diverse culture è diventato teatro di spettacoli ogni volta più surreali, il luogo delle prove di forza sulla vita delle persone”. Lo denuncia padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, sottolineando che “in più di un’occasione abbiamo dovuto tristemente assistere a un braccio di ferro tra Governo italiano e Ong o tra Governo italiano e Paesi dell’Unione europea”. “Il tavolo della trattativa si è trasferito sul corpo dei migranti non liberi di partire, prigionieri a diverse latitudini del cinismo o dell’interesse di qualcuno”, afferma padre Ripamonti in un articolo pubblicato sul sito della Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”. “Gli sbarchi su tutte le coste europee nel 2018 sono stati poco più di 120mila”, ricorda il gesuita, evidenziando che “la diminuzione degli arrivi è soprattutto legata agli accordi con la Libia e al conseguente incremento delle operazioni della Guardia costiera: l’85% dei migranti soccorsi o intercettati nel Mediterraneo sono stati riportati in Libia e lì detenuti in condizioni che le Nazioni Unite hanno definito inaccettabili”. Secondo il presidente del Centro Astalli, dunque, “la partita più importante si è giocata non in mare, ma in un Paese il cui conflitto si è andato sempre più deteriorando nel corso degli ultimi mesi, mettendo a repentaglio la vita di tanti innocenti già gravemente provata”.

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