Economia: Istat, in Italia “persiste uno scenario di moderazione dell’attività”

“L’indicatore anticipatore ha segnato un’ulteriore diminuzione seppure di minore entità rispetto al mese precedente, suggerendo la persistenza di uno scenario di moderazione dei livelli di attività economica”. Lo comunica oggi l’Istat nella sua “Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana”, evidenziando che in Italia “a maggio, l’indice del clima di fiducia dei consumatori è tornato ad aumentare dopo tre mesi di cali consecutivi trainato dalla componente economica e da quella corrente. L’aumento della fiducia per il clima futuro è stato più contenuto così come il miglioramento delle attese sulla disoccupazione. Anche il clima di fiducia delle imprese ha registrato un lieve miglioramento, diffuso a tutti i settori. Le imprese manifatturiere hanno evidenziato un miglioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle attese sulla produzione unitamente a una diminuzione del saldo relativo alle scorte di magazzino”.
“A maggio, si è protratta la situazione di incertezza sul futuro delle relazioni commerciali internazionali”, rileva l’Istat, aggiungendo che “i negoziati tra Usa e Cina sembrano essere ancora lontani da una risoluzione e quelli relativi ai trattati bilaterali con Giappone e l’Ue restano in una fase preliminare”.
Secondo la stima preliminare, nel primo trimestre 2019, “il Pil italiano ha interrotto la fase di lieve flessione che aveva caratterizzato la seconda parte del 2018, registrando un aumento congiunturale pari a 0,2%”.
Nella nota viene ricordato che nel primo trimestre del 2019, il Pil italiano ha registrato un aumento congiunturale dello 0,1%. La crescita è stata alimentata dal contributo positivo della domanda estera netta e dalla domanda interna. Le scorte al contrario hanno fornito un apporto fortemente negativo.
“Nel primo trimestre – aggiunge l’Istat –, le ore lavorate sono aumentate a un ritmo superiore a quello del Pil, mentre ad aprile il mercato del lavoro ha presentato complessivi segnali di stabilità”.
È rallentata l’inflazione al consumo, confermandosi inferiore a quella media dell’area dell’euro anche nella misura di fondo.

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