Migrazioni: Garavini (garante infanzia Emilia-Romagna), “chiediamoci se i diritti dei bambini trovano effettiva applicazione nella quotidianità”

“La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che è anche legge dello stato italiano, è un deposito di cultura ma negli ultimi anni ha iniziato ad avere degli scricchiolii. Per questo dobbiamo tenercela stretta. In base a questa Convenzione i minori stranieri presenti in Italia, anche entrati illegalmente, sono considerati come figli nostri”. Lo ha detto questa mattina Clede Maria Garavini, Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Emilia-Romagna, nel corso del seminario “Salute globale e migrazioni”, nell’ambito del Master in medicina delle emarginazioni, delle migrazioni, della povertà, organizzato da Caritas Roma, Fondazione di studi e ricerche Identes, Rielo Institute for Integral Development, in collaborazione con Gruppo regionale immigrazione Salute Emilia-Romagna della Società italiana di Medicina delle Migrazioni. “Quello che va tenuto sempre presente, la bussola che orienta – ha continuato la Garante dopo aver analizzato alcuni dei principali articoli della Convenzione -, è il preminente interesse del minore. I bambini in questa legge non sono più considerati un oggetto, una proprietà degli adulti, ma soggetti titolari di diritti, indipendentemente dagli adulti. Sono stati ridefiniti i rapporti adulto-bambino”. Quello che oggi “dobbiamo chiederci, è se i diritti dei bambini trovano effettiva applicazione nella nostra quotidianità: in famiglia, a scuola, sui media. Gli stati, in base alla Convenzione, devono preservare l’identità di questi bambini; identità significa la loro storia, il loro nome, la loro cultura”, ha concluso Garavini.

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