Migrazioni: Calacoci (Gris Er), “la circoncisione nel Servizio sanitario nazionale può favorire piena integrazione”

(Bologna) “Esiste l’interesse a svolgere la pratica della circoncisione in ambito sanitario pubblico, perché al di là dell’importanza del rito, la sicurezza del bambino è centrale. Questo emerge dalla ricerca che abbiamo fatto nell’Aria vasta dell’Emilia centrale, ovvero nelle province di Bologna, Imola e Ferrara”. Lo ha detto questa mattina Erica Agresti, dell’associazione Diversamente, nel corso del seminario “Salute globale e migrazioni”, nell’ambito del Master in medicina delle emarginazioni, delle migrazioni, della povertà, organizzato da Caritas Roma, Fondazione di studi e ricerche Identes, Rielo Institute for Integral Development, in collaborazione con Gruppo regionale immigrazione salute Emilia-Romagna (Gris Er) della Società italiana di medicina delle migrazioni.
“La possibilità di svolgere il rito in ospedale – ha aggiunto Agresi – è importante non solo dal punto di vista sanitario ma anche indennitario, per una maggior integrazione. Fatto dirimente è però il costo”. A questo proposito Marisa Calacoci, del Gris Er, ha specificato che all’ospedale di Reggio Emilia, in libera professione il costo è di 474 euro, mentre in un centro privato varia da 250 a 300 euro a seconda dell’età. Ma tra le strutture di varie regioni italiane la forbice è molto larga: si va da un ticket di 150 euro a 1.200. “Un inserimento della circoncisione nel Servizio sanitario nazionale – ha concluso Calacoci – potrebbe favorire una piena ed effettiva integrazione nel nostro sistema sociale e sanitario di coloro per i quali la circoncisione rileva in modo essenziale sul piano della costruzione della loro identità personale e del loro bene umano”.

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