Papa Francesco: al Popolo di Dio in Germania, “recuperare il primato dell’evangelizzazione per guardare al futuro con fiducia e speranza”

“È importante recuperare il primato dell’evangelizzazione per guardare al futuro con fiducia e speranza, perché evangelizzando, la Chiesa inizia a evangelizzare se stessa. Comunità di credenti, comunità di speranza vissuta e trasmessa, comunità di amore fraterno, ha bisogno di ascoltare senza sosta ciò che deve credere, i motivi per cui sperare, il nuovo comandamento dell’amore”. È quando scrive Papa Francesco alla Chiesa in Germania, nella lettera pubblicata oggi, festa dei santi Pietro e Paolo. Papa Francesco ricorda come l’evangelizzazione cristiana “così vissuta, non non è una tattica di riposizionamento ecclesiale nel mondo di oggi o un atto di conquista, dominio o di espansione territoriale; né un “ritocco” per adattarsi allo spirito del tempo, ma che porta a perdere la sua originalità e profezia”. L’evangelizzazione “genera serenità interiore, una serenità piena di speranza, che dona una soddisfazione spirituale inspiegabile secondo i parametri umani”. L’evangelizzazione porta gioia. “La nostra preoccupazione principale deve essere come condividere questa gioia aprendoci e uscendo per incontrare i nostri fratelli – scrive Papa Francesco – soprattutto quelli che stanno nell’ombra del nostro tempo, nei vicoli, nei carceri e negli ospedali, nelle piazze e nelle città”. Nel descrivere il volto di una Chiesa in uscita, missionaria ed evangelizzatrice, Papa Francesco invita a non cadere nella tentazione di guardare solo alla propria realtà particolare. “Questo processo – prosegue Francesco, riprendendo il Concilio Vaticano II – specialmente in questi tempi di forte tendenza alla frammentazione e alla polarizzazione, richiede di sviluppare e assicurare che il Sensus Ecclesiae viva anche in ogni decisione che prendiamo e alimenti tutti i livelli. Si tratta di vivere e sentirsi con la Chiesa e nella Chiesa, che, in molte situazioni, ci condurrà anche a soffrire nella Chiesa e con la Chiesa”. “Da qui la necessità di mantenere sempre viva ed efficace la comunione con tutto il corpo della Chiesa – incoraggia Francesco – che ci aiuta a superare l’ansia che ci chiude in noi stessi e nelle nostre particolarità, per poter guardare negli occhi, ascoltare e accompagnare colui che è rimasto sul ciglio della strada”.

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