Lotta alla droga: De Facci (Cnca), “serve il ritorno della prevenzione di prossimità” con “adulti competenti”

“Da quanto ci suggeriscono i nostri gruppi sul territorio e i dati dell’Osservatorio europeo la priorità nel contrasto alla droga è un profondo ripensamento del nostro sistema di intervento sia delle comunità sia dei servizi territoriali, ma anche di tutte quelle sperimentazioni che stanno lavorando insieme ai giovani”. Lo dice Riccardo De Facci, presidente del Cnca, interpellato dal Sir in occasione della Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe, che si celebra oggi. “Le nuove sostanze e i nuovi modelli di consumo – evidenzia De Facci – stanno interrogando fortemente gli operatori che hanno bisogno di essere aiutati attraverso una nuova Conferenza nazionale che permetta un confronto aperto, mentre da dieci anni non viene convocata, magari anche con la Consulta, prevista da una legge ma che da altrettanti dieci anni non funziona. C’è la necessità di rivedere insieme un sistema di intervento che ha funzionato sul tema dell’eroina, ma che rischia di essere spuntato rispetto alle nuove domande”. Serve, quindi, “una progettazione importante sui territori: a noi manca un Piano di prevenzione nazionale tra ministero della Salute, Dipartimento antidroga e ministero dell’Istruzione perché sempre di più quello delle droghe non può essere più solo un tema della sanità e delle comunità. È un problema che sta impattando molto familiari e scuole, che in questo momento rischiano di rimanere da soli di fronte a un rischio che noi vediamo di normalizzazione del consumo e a un sistema di intervento un po’ affaticato”.
E i giovani? “Le équipe che stanno lavorando nei luoghi del divertimento, in strada, nei quartieri riscontrano che, quando l’attenzione nei confronti dei ragazzi è sincera, non giudicante e molto di prossimità, la risposta è estremamente positiva. I ragazzi sono un po’ orfani di adulti responsabili, che li accompagnino nelle scelte più adeguate. Noi, forse, per anni ci siamo illusi che la fine di un certo modo di consumare fosse la fine dei pericoli: attuali sfide sono, invece, le nuove sostanze che arrivano dal web, dove non possiamo più essere assenti  e dovremmo intervenire con campagne di prevenzione – ogni anno ci sono cento nuove sostanze segnalate dall’Osservatorio europeo -, e modelli di consumo e sostanze sempre più mirate – c’è la sostanza per un certo luogo piuttosto che per l’altro -. Noi dobbiamo smettere di aspettare i giovani nei nostri servizi ed essere nelle scuole, insieme ai loro genitori, e nei luoghi dove i ragazzi si divertono in modo che il divertimento sia il più possibile consapevole e, nel caso in cui qualcuno si faccia male, possa trovare un adulto che lo può aiutare. È il ritorno di una prevenzione che faccia prossimità, recuperando adulti competenti vicino ai giovani”.

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