Lotta alla droga: Squillaci (Fict), “tornare a prendere in carico le persone e a rimettere al centro l’uomo”

“Il rapporto tra lo Stato e le Regioni e di conseguenza l’esigibilità del diritto alla salute sui territori è condizionato dalle politiche di bilancio. In 10 anni, dalle manovre finanziarie succedutesi, si sono tagliati 37 miliardi di euro nella sanità, mettendo a rischio il Sistema nazionale sanitario e creando disparità regionali nell’erogazione dei servizi pubblici e privati. In particolare, il saccheggio della politica alla sanità, per coprire altri buchi e mantenere promesse a breve termine, ha ovviamente colpito in primo luogo le fasce più deboli e, in particolare, la lotta alle dipendenze patologiche, provocando voragini nella cura, nella assistenza e nella prevenzione, minando un diritto fondamentale”. È la denuncia di Luciano Squillaci, presidente dela Fict, alla vigilia della Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe., che si celebra domani.
“Abbiamo un sistema sanitario e un sistema di servizi di cura per le dipendenze patologiche, pubbliche e private, che oggi faticano enormemente ad intercettare i nuovi fenomeni, le nuove droghe e i nuovi disagi dei giovani, perché incatenati da una ‘ibernazione legislativa’ e da budget investiti del tutto insufficienti – la denuncia di Squillaci -. L’articolo 3 della Costituzione esalta il valore dell’uguaglianza nella dignità di ogni uomo, ovvero il diritto ad un’esistenza degna. Ma non è così per tutti e non in tutte le regioni. Ad esempio, il sistema di servizi specifici per i minori con problemi di dipendenza è carente: 25mila circa i minori e i giovani adulti in carico agli uffici del servizio sociale per i minorenni; di questi, solo 2.000 vengono inviati in strutture specializzate (il 30% di ragazzi, che ne avrebbero bisogno, non trova posto)”.
“Culturalmente e non solo, possiamo dirlo a cuore aperto, le droghe sono scomode! Diventano importanti al fine di battaglie ideologiche, ma quando si parla di cura, di riabilitazione, di prevenzione e di reinserimento sociale alla fine ‘lo stigma’ del tossicodipendente” resta. E quel diritto fondamentale di cura, nel caso del “drogato”, “diventa una password smarrita ed è difficile cercare a quel punto il nome utente.”
Per Squillaci, è “importante cambiare proprio la concezione di lotta alla droga. Anziché inseguire le sostanze, cosa che sappiamo bene è assolutamente fallimentare, dobbiamo tornare a prendere in carico le persone, rimettere al centro l’uomo e la sua straordinaria ed irripetibile complessità”. “È necessario individuare percorsi individualizzati, creando un circolo virtuoso che rimetta in connessione il territorio con i servizi”. Oggi, conclude il presidente della Fict, “se c’è qualcosa di più emarginato e marginale, dopo le persone con problemi di dipendenza, sono i servizi che si occupano di queste persone”.

 

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