Eritrea: don Zerai (Habeshia), “continuano irruzioni nelle cliniche cattoliche, anche scuole a rischio. Arrestata una suora”

“Il silenzio dell’Italia su quanto sta accadendo in Eritrea è surreale. Il dramma del popolo eritreo è taciuto per interesse economico e geopolitico”: è l’ennesima denuncia di don Mussie Zerai, presidente dell’agenzia Habeshia, in merito agli ultimi, recenti, episodi di persecuzione nei confronti della minoranza cattolica: il 12 giugno scorso militari e poliziotti hanno fatto irruzione nelle cliniche cattoliche per requisirle forzatamente. In Eritrea la Chiesa gestisce 29 cliniche, al servizio di 200.000 persone ogni anno. “Il regime ieri ha sfondato le porte delle cliniche in diverse località nelle diocesi di Barentu e Keren – racconta oggi don Zerai -. Una suora è in prigione perché non ha voluto dare le chiavi della sua clinica”. Al sacerdote eritreo sono giunte voci che il governo “si sta preparando a fare lo stesso con le nostre scuole, che sono più di 50”. “La situazione eritrea che si sperava migliorasse dopo la firma della pace con la vicina Etiopia invece va peggiorando – commenta -. Assistiamo ad una recrudescenza contro i fedeli in preghiera in diverse parti del Paese, è il caso dei pentecostali o dei cinque monaci ortodossi arrestati, tra cui tre ultrasettantenni”. Don Zerai ricorda che “le strutture cattoliche hanno sempre rispettato e cooperato con il ministero di riferimento per svolgere il loro servizio. Questo atto di usurpazione è in violazione della legge 73/1995, quindi di fatto una persecuzione di una minoranza religiosa nel Paese”. Don Zerai chiede a “tutte le istituzioni democratiche di ascoltare il grido di dolore del popolo eritreo”. Il 13 giugno scorso i vescovi eritrei avevano inviato una lettera al ministro della salute dell’Eritrea esprimendo “profonda amarezza” per quanto accaduto: “Un fatto che non riusciamo a comprendere né nei suoi contenuti, né nei suoi modi. In alcuni centri i soldati sono stati visti intimidire il personale a servizio delle nostre cliniche, costringere i pazienti ad evacuare i locali. In altri casi hanno perfino circondato e sorvegliato le case dei religiosi. Come è possibile che questi fatti si verifichino in uno Stato di diritto?”. La Chiesa cattolica eritrea, che si è detta comunque “aperta e disponibile al dialogo e alla mutua comprensione”, ha indetto tre settimane di preghiera e digiuno dal 25 giugno al 12 luglio per affrontare questo momento difficile.

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