San Giovanni: mons. Nosiglia (Torino), “accogliere e mettersi in relazione con l’altro”

“Proteggere è verbo che rimanda al tema della giustizia, che non può essere sostituita dalla carità, ma da questa è completata e rafforzata. Coltivare i diritti è impegno più che mai urgente e va di pari passo con i doveri. Pensiamo alla protezione necessaria per la preziosa fragilità delle persone disabili e delle persone non più autosufficienti che in buona parte vengono scaricati sulle spalle delle famiglie o delle istituzioni solidaristiche”. Ne è convinto mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino che nell’omelia della messa celebrata oggi in occasione della festa di San Giovanni, ha in vitato tutti a “posare lo sguardo su donne sole, costrette a scegliere tra il lavoro – che dà dignità e sostentamento – e il prendersi cura dei propri figli che è umanamente altrettanto importante, ma che non viene adeguatamente sostenuto. Pensiamo alla fatica di riconoscere la preziosità della fragilità di molte persone senza dimora o ex carcerati al momento di tentare l’ingresso nel mondo del lavoro”. “Pensiamo all’estrema difficoltà – ha rimarcato mons. Nosiglia –, del considerare le ragioni di una famiglia sottoposta a sfratto esecutivo incolpevole. A fianco dell’impegno dei singoli servono strutture della collettività capaci di supportare la sussidiarietà, specie su problemi quali sono la casa, il lavoro, la salute e che necessitano nuovi piani condivisi che affrontino le situazioni congiuntamente, in modo strutturale e non solo tappando le emergenze mano a mano che si producono. La paura, il preconcetto, lo stigma non sono alieni nemmeno in Torino, nonostante esperienze interessanti che portano luce su questi temi”. L’arcivescovo di Torino ha quindi richiamato l’urgenza di “accogliere e mettersi in relazione con l’altro”. Questo, ha concluso, “è ciò che costruisce la città e promuove il bene comune”.

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