Giornata rifugiato: Comunità Sant’Egidio, veglia a S. Maria in Trastevere per ricordare i profughi morti nell’ultimo anno in mare

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Alain, Mulela, Nadia, Youssef…”. I nomi di chi non ce l’ha fatta ad attraversare il mare sono risuonati ieri a Santa Maria in Trastevere dove la Comunità di sant’Egidio ha organizzato “Morire di speranza”, una veglia di preghiera in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. L’incontro, preparato con tante associazioni impegnate in prima linea nell’accoglienza dei migranti, ha visto ritrovarsi nella basilica romana uomini e donne originari di tanti Paesi del mondo, insieme a chi li ha accolti e si è impegnato per la loro integrazione. Tra gli ex migranti, oggi già avanti nell’integrazione, tanti che sono arrivati con i barconi, insieme a chi invece ha avuto la fortuna di giungere con i corridoi umanitari, il progetto realizzato da Sant’Egidio insieme alle Chiese protestanti italiane e alla Cei, dal Libano per i profughi siriani e dall’Etiopia per quelli del Corno d’Africa: sono ormai oltre 2.500, giunti non solo in Italia ma anche in Francia, in Belgio e ad Andorra. Durante la veglia di preghiera sono state ricordare le oltre 38mila vittime dei viaggi in mare e via terra verso l’Europa, dal 1990 ad oggi. Nell’ultimo anno le vittime accertate sono state 2.389, mentre nel primo semestre del 2019 sono già 904 le persone che hanno perso la vita in mare, con un aumento significativo delle donne e dei bambini, vittime di attraversate sempre più pericolose. A fronte di una diminuzione degli sbarchi, è infatti cresciuta la percentuale di morti e dispersi: se nel 2017, considerando solo il Mediterraneo Centrale, il tasso di mortalità di chi intraprendeva un “viaggio della speranza” era di 1 su 38, nel 2018 è stato di 1 su 14. “Le morti in mare non sono una statistica ma una tragedia dell’umanità di fronte alla quale non si può restare indifferenti – ha commentato il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo -; da Santa Maria in Trastevere lanciamo un appello perché si aprano con urgenza nuovi corridoi umanitari e nuove vie legali di ingresso in Europa”. Nella sua omelia, il card. Kevin Farrel, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, ha invitato ad ascoltare “il grido di angoscia lanciato da tante persone durante i viaggi della speranza, in balia del mare agitato e del clima avverso e, soprattutto, in balia della crudeltà di uomini indifferenti alla loro sofferenza, alla loro dignità, alla loro vita”.

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