Giornata rifugiato: card. Farrell a veglia Sant’Egidio, “la presenza dei migranti ci fa aprire gli occhi su di noi”

“Fare memoria di chi è morto di speranza. È questo il motivo che ci riunisce oggi nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Ricordare tutti quei migranti come Mohamed, che ha visto sbalzare in mare il suo amico di sempre, o come quella donna afghana arrivata a Lesbo con la famiglia: ‘Chiedo a Dio di prendere le mie mani vuote e il mio cuore spezzato’”. A introdurre la veglia di preghiera in occasione della Giornata mondiale del rifugiato è stato mons. Gianpiero Palmieri, delegato per il diaconato, la carità, la cooperazione missionaria e la pastorale dei migranti della diocesi di Roma: “La nostra missione è custodire la capacità di compassione e così servire davvero il regno di Dio”. L’evento è organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alle altre associazioni impegnate nell’accoglienza e nell’integrazione delle persone fuggite da guerre o da altre situazioni nei loro Paesi. La basilica è un mosaico vivente di culture ed etnie diverse e si illumina di candele accese in ricordo delle 2.389 vittime che, dal giugno 2018 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra.
Dopo mons. Palmieri è intervenuto il card. Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita: “Ogni migrante avendo lasciato le sue sicurezze, la sua cultura, vive in una condizione di fragilità, di bisogno e di dipendenza dagli altri. Ma questo, ci dice il Papa, è una caratteristica comune a tutti noi, per questo la presenza dei migranti ci fa aprire gli occhi su di noi. Chiediamo al Signore che a tutti questi uomini si manifesti come il Dio che salva e che placa i venti dell’indifferenza”.

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