Nave Bahri Jazan: associazioni ecclesiali genovesi e liguri, “la città non sia complice di morte”

“Non vogliamo che la città sia complice di morte e il nostro grido è oggi ancora più alto, forti e orgogliosi per la scelta che il Consiglio regionale della Liguria (il 21 maggio) e il Consiglio comunale di Genova (il 4 giugno) hanno fatto all’unanimità di chiedere ed impegnare il Parlamento e il Governo affinché siano condannate le violenze della guerra in Yemen e sia rispettato il divieto di esportazione e transito delle armi e del materiale bellico destinato a quel conflitto e qualunque conflitto”. Con queste parole, numerose associazioni ecclesiali genovesi e liguri hanno firmato un nuovo appello per chiedere “con forza che le autorità locali competenti si adoperino per impedire l’attracco della nave in porto ed evitare, così, un atto ingiusto che violerebbe la Costituzione, i trattati internazionali e le nostre leggi”. La nave a cui fanno riferimento gli estensori dell’appello è la Bahri Jazan, “un’altra nave con l’intenzione di caricare materiale militare destinato all’utilizzo bellico nella terribile guerra nello Yemen”, la seconda dopo il precedente arrivo in porto della Bahri Yanbu lo scorso 20 maggio. “Ci spinge a levare la nostra protesta – si legge nel testo diffuso oggi – anche il richiamo del Papa che, solo qualche giorno fa, il 10 giugno, ha denunciato l’ipocrisia di un’Europa che chiude i porti alle persone e li lascia aperti alle armi”. Per questo, “ci uniamo alle altre voci che si sono levate da diversi ambiti di una città che dimostra di mantenere un cuore aperto e vigile, di non volere in alcun modo essere complice della guerra e che conferma la propria vocazione alla pace”. Firmatari dell’appello una trentina di associazioni tra cui Acli, Arena Petri, Auxilium, Azione Cattolica, Caritas diocesana, Centro italiano femminile, Federazione operaia cattolica ligure, Masci, Meic.

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