Gino Bartali: Cucci (giornalista), “è un esempio irripetibile perché ha fatto tutto senza mai dirlo”

“Quello di Gino Bartali un esempio irripetibile, perché ha fatto tutto questo senza mai dirlo. Non ha mai chiesto riconoscimenti a nessuno. Questa storia è venuta fuori anni dopo quando lui già non c’era più e per vie traverse”. Lo ha detto oggi al Sir Italo Cucci, giornalista sportivo, commentando una delle tracce del tema della maturità di quest’anno che verte proprio sulla figura del ciclista toscano. “Ginettaccio”, come veniva soprannominato, è a tutti gli effetti un mito del ciclismo italiano, noto per aver vinto tre volte il Giro d’Italia e per due volte il Tour de France tra gli anni Trenta e Cinquanta. Nel tempo si è reso inoltre protagonista di una grande rivalità con un altro mito del ciclismo, Fausto Coppi. I motivi per il quale è stato inserito in una traccia della maturità, però, non sono meramente sportivi. Nel 2013, Bartali ha ricevuto l’onorificenza di “Giusto tra le Nazioni“, assegnata ai non ebrei che si sono distinti per azioni umanitarie durante l’Olocausto. Negli anni dell’occupazione tedesca, infatti, il ciclista salvò la vita a centinaia di ebrei italiani, trasportando foto e documenti da una città all’altra, nascosti nei tubi della sua bicicletta e agendo di fatto come corriere di una rete di salvataggio. “Per lui era semplicemente un atto doveroso – ha commentato Cucci -, anche se secondo la mentalità italiana di allora era impensabile che un fervente cattolico come era lui, tra l’altro idolo di Pio XII, potesse essere stato così vicino agli ebrei. Invece Bartali in silenzio ha fatto opere di generosità, come in silenzio si è costruito la sua vita ripetendo costantemente il suo motto: ‘Tutto è sbagliato e tutto è da rifare’”. Questa, ha concluso, è “la natura di un grande campione”.

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