Legittima difesa: Beretta (Opal), “nuova legge non consente di uccidere aggressore in fuga”. No a “giustizia fai-da-te”. “Rivedere norme su licenze armi”

La legge sulla legittima difesa ammette la difesa armata solo in caso di “aggressione” e intrusione con “violenza o minaccia di uso di armi”. Eppure, afferma in un’intervista al Sir Giorgio Beretta, analista dell’Opal, l’Osservatorio sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa di Brescia, “di fronte al diffuso sentimento di insicurezza cavalcato da alcune forze politiche, nella testa di molte persone sta entrando la percezione fuorviante che la difesa armata sia sempre lecita e che un’intrusione nella propria abitazione o nel proprio negozio possa giustificare una reazione con conseguenze potenzialmente letali. Il rischio è che stia passando l’idea di una sorta di giustizia fai-da-te: tu entri in casa mia e io ti ammazzo”. I fatti di Ivrea sembrano del resto dimostrarlo. “Occorre ribadire – sottolinea l’esperto – che nessuno, nemmeno con la nuova legge, è legittimato ad uccidere un eventuale aggressore che receda e men che meno a sparare le spalle ad una persona in fuga”. Secondo l’esperto “è necessaria una revisione in senso restrittivo della legge sulle licenze per armi”. “Ad ogni licenza – sostiene – dovrebbe essere riportata la sua ragione d’essere e non dovrebbe essere consentito la detenzione di munizioni in casa. Si potrebbe anche pensare, ad esempio, ad una specifica licenza per difesa abitativa o commerciale che preveda l’uso di armi e munizioni non letali (Taser, armi ad aria compressa) a mero scopo difensivo per ‘neutralizzare’ l’aggressore in attesa delle forze dell’ordine”.

 

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