Convegno don Sturzo: mons. Peri (Caltagirone), “sul suo esempio, siamo chiamati ad operare una sintesi tra il pensare e il credere”

“Questo ultimo giorno, nella solennità della Santissima Trinità, siamo chiamati ad operare una sintesi tra il pensare e il credere. Questo nostro tempo deve riuscire da operarla, efficacemente, sull’esempio di don Luigi Sturzo: se viene a mancare uno di questi due pilastri è chiaro che l’altro ne risente, però se addirittura mancano tutti e due è drammatico. E questa nostra società è un po’ così: è incredula e, sempre più spesso, appare anche una società che non pensa”. Nella celebrazione domenicale, parte integrante della tre giorni del Convegno internazionale su “L’attualità di un impegno nuovo” con il quale, a Caltagirone, è stato celebrato il centenario dell’appello sturziano ai liberi e forti, il vescovo Calogero Peri ha legato i due aspetti della vita del credente, il pensare e il credere, secondo la metodologia sturziana e ad immagine e somiglianza della Trinità. “La Trinità è sorgente di pensiero e per pensare l’uomo – ha detto nel corso dell’omelia –, ma è anche una questione di fede; quella fede che deve entrare nella vita e nella storia di ciascuno e delle nostre comunità. La Trinità è amore e relazione: tutto nella vita e nella storia dell’uomo e delle città che esso abita – ha proseguito il vescovo di Caltagirone – cambia senso se dentro lasciamo entrare Dio, se lo scorgiamo e lo riconosciamo presente”.
In sintonia con il documento finale, firmato poco prima della celebrazione eucaristica, nel quale ci si impegna, pur nelle diversità, a “una intesa tra tutti gli ‘uomini liberi e forti’, per dare risposte alle questioni di oggi, italiane, europee e globali”, mons. Peri ha dato un senso “in qualche modo altro e alto” a questo impegno ufficiale. “La Trinità ci provoca a pensare che il principio della differenza e il principio dell’unità sono uguali: è il mistero dell’unico Dio in tre persone. Ci insegna che la diversità non è avversità. La Trinità, infatti, non è questione geometrica, anche se abbiamo cercato di spiegarla con il triangolo, e neppure matematica: il Vangelo ci propone l’amore; senza amore non si può capire il misero dell’uomo perché non è possibile comprendere il mistero di Dio, il mistero trinitario. E in amore, è chiaro – ha concluso – la diversità è essenziale all’amare”.

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