Donazione organi: don Angelelli (Cei), “compiere la scelta quando si è liberi da vincoli ed emozionalmente sereni, non lasciarla ad altri”

“Per un non medico ottenere una donazione organi significa avere la stessa esperienza di un medico che trapianta un cuore, un fegato o una rene e ridona la vita a una persona. Se non ci fosse un’azione forte di sensibilizzazione da parte di ciascuno di noi, quella persona non avrebbe continuato a vivere”. Lo ha detto don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale della salute della Cei, intervenuto stamani all’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento al convegno su “Aspetti bioetici della donazione degli organi”. “Noi possiamo dare la vita alle persone attraverso questa scelta – ha aggiunto il direttore dell’Ufficio Cei -. Dare la vita significa dare una nuova speranza di vita a persone che hanno un tempo rimanente che si stava assottigliando”. Soffermandosi sulla posizione della Chiesa nella donazione degli organi, don Angelelli ha evidenziato che “è chiara e lineare da tanto tempo”. “La questione religiosa incide molto. La dimensione biologica ha un fine, mentre la dimensione dello spirito prosegue. È per questo che quando gli organi non servono più a noi si possono donare. Perché altrimenti sono indotti a deperire”. A proposito della scelta in favore della donazione, don Angelelli ha incoraggiato a compierla “ora, quando sono libero da vincoli ed emozionalmente sereno”, a “non lasciarla ad altri dopo di me”.

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