Papa in Bulgaria: alla comunità cattolica, “il sacerdote senza il suo popolo perde identità e il popolo senza i suoi pastori può frammentarsi”

La parrocchia deve essere “una casa in mezzo a tutte le case” che sia “capace di rendere presente il Signore proprio lì dove ogni famiglia, ogni persona cerca quotidianamente di guadagnarsi il pane. Lì, all’incrocio delle strade, si trova il Signore, il quale non ha voluto salvarci con un decreto, ma è entrato e vuole entrare nel più intimo delle nostre famiglie”. Così Papa Francesco alla comunità cattolica bulgara, incontrata nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Rakovsky. “È necessario stare attenti perché mai la rabbia, il rancore o l’amarezza si impossessino del cuore. E in questo – ha avvertito il Pontefice – ci dobbiamo aiutare, aver cura gli uni degli altri affinché non si spenga la fiamma che lo Spirito ha acceso nel nostro cuore”. Per il Papa, “il sacerdote senza il suo popolo perde identità e il popolo senza i suoi pastori può frammentarsi. L’unità del pastore che sostiene e lotta per il suo popolo e il popolo che sostiene e lotta per il suo pastore. Ognuno dedica la propria vita agli altri. Nessuno può vivere solo per sé, viviamo per gli altri”. In questo modo, ha precisato Francesco, “impariamo ad essere una Chiesa-famiglia-comunità che accoglie, ascolta, accompagna, si preoccupa degli altri rivelando il suo vero volto, che è volto di madre. Chiesa-madre che vive e fa suoi i problemi dei figli, non offrendo risposte preconfezionate” ma “cercando insieme strade di vita, di riconciliazione; cercando di rendere presente il Regno di Dio. Chiesa-famiglia-comunità che prende in mano i nodi della vita, che spesso sono grossi gomitoli, e prima di districarli li fa suoi, li accoglie tra le mani e li ama”.

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