Formazione e lavoro: Rapporto Giovani 2019, “30-34enni italiani con un carico di fragilità record in Europa”

Se si prende la generazione di chi aveva 20-24 anni a inizio crisi e la si segue nei dieci anni successivi (passando per la fase più acuta e fino all’uscita formale dalla recessione), si nota come l’incidenza di “neet” sia continuamente cresciuta, salendo dal 21,3% al 29,1%. Ovvero, tale generazione è invecchiata peggiorando progressivamente la propria condizione e arrivando a superare i 30 anni di età con un carico di fragilità record in Europa. È quanto emerge dal volume “La condizione giovanile In Italia. Rapporto Giovani 2019” curato dall’Istituto Toniolo.
“Se nel 2007, all’età di 20-24 anni, il divario con la media europea era di circa 6 punti percentuali, risultava salito nel 2017, all’età di 30-34 anni, oltre i 10 punti percentuali”, spiga una nota. “Di fatto – prosegue – troppi giovani italiani invecchiano senza vedere sostanziali progressi nella costruzione del proprio progetti di vita. Con la conseguenza di rivedere progressivamente al ribasso i propri obiettivi ma di rassegnarsi anche a non raggiungerli”. Tanto che, spiega il Rapporto Giovani 2019, la percentuale di chi pensa che si troverà senza lavoro nel mezzo della vita adulta (a 45 anni) sale dal 12,6% di chi ha 21-23 anni al 34,9% di chi ha 30-34 anni. Si tratta del valore più altro in termini comparativi con gli altri grandi Paesi europei.
Il record italiano in Europa di under 35 inattivi da un lato riduce le possibilità di crescita economica del Paese, ma va anche a inasprire una combinazione negativa tra diseguaglianze generazionali, sociali, geografiche e di genere.

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