Ambiente e società: Comunità di Sant’Egidio, i Giovani per la pace propongono di “pulire il pianeta dai rifiuti, ma anche da odio, violenze, guerre e razzismo”

Unire la cura per l’ambiente a quella per le persone più deboli. Questa la proposta dei partecipanti all’incontro “Chi ha paura dei giovani?” che si è svolto ieri, a Milano, per iniziativa dei Giovani per la pace della Comunità di Sant’Egidio. “Non si tratta solo di pulire l’ambiente dai rifiuti – spiegano – ma anche di ripulirlo dall’odio, dalle violenze, dalle guerre, dall’ignoranza e dal razzismo. Un vero e proprio inquinamento dei cuori che porta a considerare come ‘scarti’, le persone più fragili, come gli anziani o chi scappa dalla guerra, i poveri nelle nostre città o chi sta ai margini. Sono loro i primi a pagare le conseguenze dei cambiamenti climatici”.
“Quando Greta e i giovani sono scesi in piazza – ha spiegato la quindicenne Anita – media e politici hanno trovato sempre qualcosa per criticare il nostro impegno: perché sminuire l’impegno di centinaia di migliaia di ragazzi con esempi insensati, con la “caccia allo scandalo”? Forse perché continuare a ignorare il problema è molto più semplice che affrontarlo? Non sappiamo quale sia l’effettiva risposta, ma vogliamo contrastare questo continuo ridicolizzare ogni iniziativa positiva. Non ci sta bene”.
“Per invertire la rotta e opporci alla cultura dello scarto”, ha sottolineano il diciottenne Pietro, “come Greta, che da sola è riuscita a far sentire la sua voce, anche noi vogliamo far sentire la nostra. Insieme ad altri ragazzi della nostra età portiamo avanti la battaglia di cambiare il mondo impegnandoci attivamente in prima persona. Vogliamo liberare il mondo da ciò che ferisce la vita delle persone e del pianeta. Abbiamo iniziato coinvolgendo i nostri amici nelle scuole e aiutando come volontari chi è in difficoltà. Vogliamo un mondo più pulito e anche più giusto e più umano senza divisioni fra i popoli, tra ricchi e poveri, tra giovani e anziani”.
Dalle scuole milanesi arriva la proposta di uno sguardo largo come il mondo: nell’incontro si è parlato di Milano, ma anche dei rifugiati ambientali, del ciclone Idai che a marzo ha colpito Mozambico, Malawi e Zimbabwe, della città mozambicana di Beira distrutta dal cambiamento climatico. “Ormai è chiaro che ogni singola azione, seppure piccola, ha grandi conseguenze sull’intero pianeta. In questi ultimi due secoli l’intervento dell’uomo si è fatto massiccio e spropositato. Dobbiamo fermarci e renderci conto che siamo tutti collegati. Lo sfruttamento sfrenato da parte dei Paesi più ricchi porta già oggi grosse conseguenze soprattutto nei paesi più poveri”.

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