Dialogo interreligioso: don Savina (Cei), “non c’è altra strada se non quella dell’incontro”

“Il cinema è uno strumento molto importante per parlare di dialogo interreligioso perché consente di evidenziare attraverso le immagini alcuni aspetti particolari di religioni e fedi”. Lo ha afferma don Giuliano Savina, direttore dell’ufficio nazionale Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, che ieri ha partecipato al primo degli appuntamenti in piazza di Castiglione Cinema 2019 – RdC Incontra. “Sono convinto – aggiunge – che non si possa parlare di dialogo interreligioso se non si studia, se non si legge e se non ci si ci informa. Questo perché il dialogo interreligioso richiede ascolto dell’altro e conoscenza dell’altro dalla prospettiva di come l’altro percepisce se stesso e crede e cerca una fede. La cinematografia potrebbe zoommare alcuni di questi aspetti per poter aiutare colui che vede ad aprirsi e soprattutto a non aver paura di aprirsi. Non c’è altra strada se non quella dell’incontro. L’unico modo è quello di farsi prossimo alla diversità”.
All’incontro ha partecipato anche Phaim Bhuiyan, regista di Bangla che ha ricevuto ieri la candidatura ai nastri d’argento come migliore regista esordiente “il ruolo del cinema è quello di fare cultura. Molte persone non conoscono i relativi mondi e il cinema è un mezzo per unire tutti e poter diffondere il diverso da noi. In generale c’è molta ignoranza e speriamo che il cinema possa essere sempre più un ponte tra culture”. “Il cinema – ha sottolineato Fariborz Kamkari, regista di ‘Pizza e datteri’, film emblematico che rappresenta l’essenza di due culture diverse – è uno strumento molto efficace di comunicazione che mi aiuta a raccontare la realtà e permette agli altri di conoscere anche altre culture e la realtà vista da dentro”.

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