Modena pride: mons. Castellucci (arcivescovo), “necessario un confronto costruttivo tra persone civili”

“Nel sostanziale dissenso dai contenuti e dal metodo che anima il Gay pride, mi pare inopportuno creare tensioni e polemiche. È possibile e necessario un confronto costruttivo tra persone civili che hanno differenti e visioni della vita: personalmente, e in rappresentanza della comunità diocesana, continuo a rendermi disponibile a questo tipo di dialogo: del resto è già avviato e portato avanti nelle comunità cristiane modenesi”. Così l’arcivescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci, interviene sulla manifestazione del “Modena pride” e sulla “processione di pubblica riparazione”. “Confermo la mia adesione alla visione antropologica cattolica, espressa costantemente dal magistero del Concilio Vaticano II e condensata nel magistero dei pontefici, specialmente nella Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II, nel Catechismo della Chiesa cattolica e nella Amoris Laetitia di Papa Francesco”, afferma l’arcivescovo, sottolineando che “credo che il matrimonio sia una comunità di vita e di amore tra un uomo e una donna, connotata da complementarità, reciprocità e generatività, e come tale rientri nel progetto stabilito da Dio creatore e confermato da Cristo redentore”. “Contemporaneamente – prosegue –, insieme allo stesso magistero del Concilio Vaticano II e dei pontefici, credo che ogni persona vada accolta e accompagnata e quindi, per quanto mi è possibile, rifiuto gli atteggiamenti discriminatori verso coloro che non condividono l’antropologia cattolica e che, rimanendo entro la legalità, decidono di manifestare pubblicamente le proprie idee”. Nell’evidenziare che “conosco e mi relaziono con diverse persone che hanno espresso il loro orientamento omosessuale e sono bene inserite anche nel tessuto ecclesiale”, mons. Castellucci rimarca che “non posso fare a meno di esternare agli organizzatori del ‘Modena Pride’ il mio disaccordo verso l’utilizzo del rosone del Duomo come ‘logo’ della manifestazione. Si tratta di un simbolo caro ai modenesi, non solo cattolici, che sarebbe stato meglio evitare di inserire, perché finisce per costituire già di per sé una provocazione”. Chiarendo che il Comitato San Geminiano vescovo “non rappresenta ufficialmente la diocesi”, il vescovo spiega che “non necessita di autorizzazione l’organizzazione di manifestazioni o la pubblicazione di locandine”. “Auspico che la ‘processione’ – continua mons. Castelluccci – avvenga secondo gli intenti preannunciati dal Comitato all’atto della sua costituzione: che sia dunque un momento di preghiera per la conversione prima di tutto dei partecipanti (e anche del sottoscritto) e non una manifestazione ‘contro’ qualcuno”.

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