Vino: è la bevanda alcolica più diffusa nel Paese. Il 18,2% degli italiani (10 milioni) lo beve ogni giorno

Il vino in Italia resta la bevanda alcolica più consumata. Lo dicono i dati Istat contenuti nell’indagine “Aspetti della vita quotidiana” che sono stati analizzati dall’agenzia specializzata nel settore enoico Winenews.it.
Stando ai numeri, che si riferiscono al 2018, il vino è la bevanda alcolica bevuta almeno una volta all’anno dal 54,1% degli italiani (oltre 29 milioni di persone) e tutti i giorni dal 18,2% (poco meno di 10 milioni di persone).  Oltre a questo è stato rilevato che il vino pare essere ancora una bevanda prevalentemente “maschile”, visto che a berla almeno una volta all’anno è il 66,3% degli uomini contro il 42,6% delle donne, mentre è assunta tutti i giorni dal 27% dei maschi contro il 9,9% delle femmine.
Il vino comunque vince sulle altre bevande alcoliche visto che la birra viene consumata almeno una volta all’anno dal 50,4% delle persone, con solo il 4,8% che ne beve tutti i giorni. La percentuale scende ancora di più per aperitivi, amari e superalcolici, consumati dal 45,9% degli italiani almeno una volta e solo dallo 0,7% quotidianamente.
Dall’indagine emerge come il 54,5% dei bevitori consumi il vino e le altre bevande sempre durante il pasto (percentuale che per le donne sale al 62,7% contro il 48,4% degli uomini), anche se il 45,5% ha bevuto almeno una volta fuori dal pasto (e a farlo sono più gli uomini, 51,6%, che le donne, 37,3%).
A livello territoriale, la Regione in cui, in percentuale, più persone consumano vino è l’Emilia Romagna (62,5%), seguita da Valle d’Aosta (61%) e Marche (60,2%), mentre in Sicilia c’è la percentuale più bassa di consumatori di vino (il 43,1%), dietro Campania (45,2%) e Sardegna (48%).
A livello di aree geografiche, guida il Nord Est (60,1%), seguito dal Centro (57,5%) e dal Nord Ovest (56%), mentre si beve meno vino al Sud (48,9%) e nelle Isole (44,4%). Più o meno equa, invece, la distribuzione dei consumatori di vino per dimensione dei comuni, con percentuali che variano dal 52,8% delle periferie (dato più basso) al 56,9% dei comuni al centro delle aree metropolitane (dato più alto).

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