Sicurezza: Istat, nel 2017 denunciati in media 209,5 delitti diffusi per 10mila abitanti. Rispetto al 2008 il tasso diminuisce in quasi tutte le province

In Italia, nel 2017, sono stati denunciati in media 209,5 delitti per 10mila abitanti. Rispetto al 2008 il tasso di delitti diffusi – che tiene conto delle denunce di furti di ogni tipo e delle rapine in abitazione – diminuisce in quasi tutte le province italiane, ad eccezione di Matera (+30,4%), Parma (+12%) e Livorno (+11,7%). I maggiori progressi riguardano Pordenone, scesa dalle 172 denunce per 10mila abitanti del 2008 alle 98 del 2017. Anche nei contesti metropolitani del Centro-Nord è generalmente in diminuzione, ad eccezione di Venezia e Firenze. Lo comunica oggi l’Istat diffondendo i dati sulle “Misure del Benessere equo e sostenibile dei territori” aggiornati al 2018 e riferiti a province e città metropolitane.
Per quanto riguarda gli omicidi commessi, nel 2017 la media nazionale si è attestata a 0,6 per 100mila abitanti. “Il Mezzogiorno – spiega l’Istat – è l’area più penalizzata del Paese mentre i valori più bassi sono particolarmente concentrati nelle province del Nord”. Il primato negativo è di Vibo Valentia, con 4,3 omicidi per 100mila abitanti, seguita da Foggia (3,2) e Nuoro (2,8). Campobasso, Isernia, Benevento e Lecce sono le province meridionali meno colpite. Nel Centro-Nord valori elevati si riscontrano a Como (1,5), Pordenone (1,3), Ferrara (1,2) e Grosseto (1,3). Tra le città metropolitane, il primato positivo va a Firenze mentre le situazioni più critiche sono invece a Napoli, Bari e Reggio Calabria, con tassi intorno all’1 per 100mila.
Il tasso di delitti violenti denunciati è in media pari a 17 per 10mila abitanti; punte di particolare intensità si sono registrate a Napoli (31,5), Rimini (29,6), Milano (26) e Imperia (24,5). A Pordenone spetta invece il primato positivo assoluto nell’anno (8,5 per 10mila abitanti).
In Italia, nel 2017, l’indicatore misura una media di 209,5 delitti denunciati per 10mila abitanti, con un intervallo compreso tra il minimo di Potenza (60,4) e il massimo di Rimini (440,3).
L’Istat nota anche che “il considerevole aumento della popolazione detenuta nelle carceri ha aggravato lo strutturale affollamento degli istituti di pena che, oltre a determinare un peggioramento delle condizioni di vita dei detenuti, pone problemi per la tutela dei diritti inalienabili della persona”. Dopo tre anni di crescita consecutiva, al 31 dicembre 2018 il numero dei detenuti in Italia si avvicina alla soglia di 60mila, più della capienza regolamentare (circa 50.500 posti) definita nel rispetto degli standard minimi di spazio necessario per persona. Il quadro è generalmente più critico nelle carceri del Nord del Paese. Soltanto in 24 province italiane gli standard previsti sono rispettati e l’indice di affollamento è inferiore a 100 mentre in 16 province è superiore al 150%.

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