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Papa Francesco: udienza, “non vivere con ansia il presente” e “non fabbricare da sé la missione”. “Preghiera vince la solitudine”

Gesù Risorto “invita i suoi a non vivere con ansia il presente, ma a fare alleanza con il tempo, a saper attendere il dipanarsi di una storia sacra che non si è interrotta ma che avanza, va sempre avanti, a saper attendere i ‘passi’ di Dio, che è Signore del tempo e dello spazio”. Così il Papa ha commentato, nella catechesi dell’udienza di oggi, il passo degli Atti degli Apostoli in cui Gesù risponde ai suoi: “Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. “Il Risorto invita i suoi a non ‘fabbricare’ da sé la missione, ma ad attendere che sia il Padre a dinamizzare i loro cuori con il suo Spirito, per potersi coinvolgere in una testimonianza missionaria capace di irradiarsi da Gerusalemme alla Samaria e di travalicare i confini di Israele per raggiungere le periferie del mondo”, ha fatto notare Francesco, che a proposito della “attesa” degli apostoli nella sala superiore del cenacolo, “le cui pareti sono ancora testimoni del dono con cui Gesù si è consegnato ai suoi nell’Eucaristia”, ha commentato: “Come attendono la forza, la dýnamis di Dio? Pregando con perseveranza, come se non fossero in tanti ma uno solo. Pregando in unità e con perseveranza”. “È con la preghiera che si vince la solitudine, la tentazione, il sospetto e si apre il cuore alla comunione”, ha assicurato il Papa, secondo il quale “la presenza delle donne e di Maria, la madre di Gesù, intensifica questa esperienza: esse hanno imparato per prime dal Maestro a testimoniare la fedeltà dell’amore e la forza della comunione che vince ogni timore”. “Chiediamo anche noi al Signore la pazienza di attendere i suoi passi, di non voler ‘fabbricare’ noi la sua opera e di rimanere docili pregando, invocando lo Spirito e coltivando l’arte della comunione ecclesiale”, l’appello finale.

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