Intercultura: a Roma scatta la protesta di quattro centri diurni da 0 a 6 anni a rischio chiusura

Quattro centri diurni interculturali da 0 a 6 anni di Roma rischiano la chiusura per la mancata indizione di nuovi bandi da parte del Comune. Per questo il 6 giugno, dalle 11 alle 15, è stata convocata sotto la sede del Dipartimento Politiche sociali del Comune di Roma (viale Manzoni 16) una assemblea pubblica che riunisce la protesta di dipendenti, famiglie e bambini. Si tratta degli asili nido da 0 a 3 anni “Piccolo Mondo” della Caritas di Roma (che non parteciperà all’assemblea pubblica e allo stato di agitazione del personale) e “Munting Tahanan” della Commision for filipino migrants workers e dei centri diurni interculturali per minori gestiti dalla onlus Virtus Italia e dall’associazione Nessun luogo è lontano. La protesta, supportata da Cisl Roma e Rieti, segue la proclamazione dello stato d’agitazione del personale e la richiesta, a cui non è stata data risposta, di un incontro urgente con i responsabili dell’assessorato alla persona, scuola e comunità del Comune di Roma. Sono coinvolte oltre 250 persone tra bambini, famiglie italiane ed immigrate che rischiano di perdere un punto di riferimento indispensabile in quartieri a forte disagio sociale come Boccea, Torre Maura e Bastogi, oltre ad un esubero di 30/40 posti di lavoro. I quattro centri interculturali chiedono che vengano emessi nuovi bandi. La convenzione è infatti in scadenza il 31 maggio 2019 e finora è stata concessa verbalmente solo una proroga di due mesi. “Questi bambini – spiega al Sir Laura Pagano, volontaria all’asilo nido “Munting Tahanan” (“Piccola casa” in tagalog, la lingua delle Filippine) – sono inseriti in un percorso educativo e attività con le famiglie che nessun altro fa: la distribuzione del cibo del Banco alimentare, il riciclo di abiti usati, le feste, le cene, le gite. I genitori hanno lavori precari e si troverebbero in grande difficoltà a dover pagare le rette degli asili privati. Cosa faranno se i centri chiuderanno? Finora non ci sono state proposte delle alternative”. Queste realtà del volontariato e del privato sociale, infatti, danno ai bambini e alle famiglie di periferie molto difficili la possibilità di “una presenza e una possibile prospettiva, sostenendo la loro solitudine, aiutandoli nello studio”, spiega Fabrizio Molina, presidente dell’associazione Nessun luogo è lontano: “Cerchiamo di dare strumenti di conoscenza per sottrarsi alla marginalizzazione progressiva e inquietante che oramai travalica la dimensione dei soli immigrati e investe i ragazzi e i minori in quanto tali”. Molina lamenta anche “il grave problema occupazionale: noi siamo organizzazioni di volontariato, non aziende che possono spostare il personale e avviare nuove produzioni. Ogni bando non promulgato è lavoro perduto”, soprattutto di giovani altamente professionalizzati.

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