Ambiente: Istat, aumenta il consumo di suolo in tutte le province italiane. Cala la percentuale di consumi di energia coperti da fonti rinnovabili (31,2%)

Nel 2017 le coperture artificiali – che costituiscono una delle forme più evidenti di consumo del suolo – pesano per il 7,7% sull’intero territorio nazionale con un’incidenza che varia tra le province delineando un gradiente che segue anche quello orografico-produttivo-urbano. Lo comunica oggi l’Istat diffondendo i dati sulle “Misure del Benessere equo e sostenibile dei territori” aggiornati al 2018 e riferiti a province e città metropolitane.
“Le province della Valle d’Aosta, della Liguria, del Centro Italia e del Mezzogiorno – spiega l’Istat – presentano generalmente valori inferiori al 10%. Fanno eccezione Prato (15%) Roma (13,5%), Lecce (14,5%), Ragusa (15,4%) e Napoli (34%)”. Tra il 2012 e il 2017 il fenomeno ha avuto un andamento crescente in tutte le province e compreso tra il +0,2% di Biella e il +3,1% di Viterbo. Quelle che attualmente hanno meno del 5% della propria superficie in condizioni di impermeabilizzazione, come Viterbo, Matera e Caltanissetta, hanno consumato più del 2% del proprio suolo in questi 6 anni. Nelle città metropolitane è maggiore l’effetto dell’urbanizzazione, con Napoli e Milano che presentano estese superfici artificiali, che coprono tra i 400 e i 500 kmq di territorio con valori rispettivamente del 34% e del 32%. Qui, dal 2016 al 2017, la perdita di suolo è stata di circa 1 kmq.
Per quanto riguarda i consumi interni di energia elettrica, la quota di quelli coperti da fonti rinnovabili (31,2% la media-Italia), dopo diversi anni di sostanziale stabilità, ha segnato una lieve riduzione complessiva tra il 2016 e il 2017 (-2 punti percentuali circa). In controtendenza la provincia di Caltanissetta che in cinque anni ha aumentato del 127% la propria quota, seguita da Nuoro (+89%). Incrementi di varia entità, ma diffusi, hanno interessato anche tutte le province di Basilicata e Puglia. “Pur essendo il territorio italiano uno dei più virtuosi nel contesto europeo per quanto riguarda la produzione e l’utilizzo di energia alternativa sostenibile – osserva l’Istat –, circa la metà delle province italiane resta ancora su livelli inferiori al 27%, valore-target definito nell’ambito del ‘quadro per il clima e l’energia 2030’ adottato nell’ottobre 2014 dall’Unione europea. Tra queste, le aree produttive del Nord sono quelle ancora più lontane dall’obiettivo”.

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