Funerali piccolo Leonardo Russo: mons. Brambilla (Novara), “il bambino spesso mette a nudo la nostra immaturità”

“La strage degli innocenti continua fino ai nostri giorni: da chi non accoglie la vita, dalle violenze in famiglia, dalla barbarie ideologica che attraversa l’Africa, il Medio Oriente, sino allo Sri Lanka. I bambini non sono cosa, ma dono per noi, non sono proprietà, ma scommessa per la vita, non sono neppure un mezzo della nostra felicità, ma un punto di domanda che chiede di sedere al banchetto della gioia”. Lo ha sottolineato, oggi pomeriggio, mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, ai funerali del piccolo Leonardo Russo, ammazzato di botte in casa. “All’inizio – ha aggiunto il presule – il sorriso del bambino ci appare sorpresa, dono, incanto, ma poi nel cammino di ogni giorno può apparirci un impegno gravoso, può mettersi di traverso al bisogno di realizzarci, alle nostre pastoie affettive, alle relazioni familiari che si fanno e si disfano, non tenendo conto di chi ci sta accanto…”. Il vescovo ha evidenziato: “Tutti parlano del bene supremo del minore, ma nella vita concreta il piccolo è ancora un ingombro alla nostra voglia di libertà capricciosa, al nostro calendario pieno di svaghi, al nostro bisogno di viaggi e divertimenti. Il bambino spesso mette a nudo la nostra immaturità. Il bimbo oggi deve servire al desiderio dei genitori: lo si vuole bello, prestante, sportivo, intelligente, è il nostro io che si specchia nell’altro, mettendogli talvolta sulle spalle uno zaino pesante”. Invece, ha avvertito mons. Brambilla, “il bimbo ci chiede di accoglierlo così com’è, semplice, duttile, pieno di voglia di vivere, desideroso di giocare. È un piccolo essere che chiede dedizione, pazienza, attenzione, tempo perso. Il bimbo ci chiede di uscire da noi stessi: accoglierlo è perdere il centro della propria vita, e metterlo in circolo con altri centri e altri cuori. Quando noi grandi diciamo quella terribile frase: ‘Anch’io ho il diritto di essere felice…’, allora non stiamo accogliendo il bambino, diventiamo noi il perno del mondo. Il bimbo chiede di essere lui il centro del mondo, per imparare piano piano, tra forti grida e lacrime, a fare spazio agli altri nel mondo”.

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