Diaconato femminile: il Regno, “riconoscere prassi ecclesiale significativa già presente”

“Nel caso delle donne diacono non si tratta di replicare una figura ministeriale antica, che rispondeva a necessità pastorali specifiche con determinati compiti, ma si tratta di riconoscere una prassi ecclesiale significativa già presente”. È quanto si legge nello studio del mese de “il Regno”, dal titolo “Il tempo del noi”, firmato da Serena Noceti, in merito alla richiesta del diaconato alle donne. “La Chiesa ha la possibilità e il dovere di rimodellare il ministero ordinato secondo il divenire ecclesiale e le necessità emergenti, per mantenersi nel divenire della storia umana, nella sua apostolicità”. La studiosa, esaminando la storia della Chiesa, giudica “evidente” che “le trasformazioni nel ministero non sembrano mai delineate in modo teorico da qualche teologo o pastore, ma nascono in stretta relazione con le trasformazioni ecclesiali e culturali, nell’orizzonte della Traditio”. Nel testo pubblicato dalla rivista dei dehoniani viene segnalata anche la necessità di “un mutamento strutturale e di forme d’esercizio” alla luce di “nuove esigenze pastorali” per le quali “si ritenga necessario promuovere nuove configurazioni delle relazioni istituzionalizzate nella Chiesa”. Una riflessione che si arricchisce di una serie di motivazioni che “sollecitano la riflessione sulle donne diacono”: il mutato ruolo delle donne nelle società occidentali, il riconoscimento della loro piena soggettualità ecclesiale con una parola pubblica, autorevole, competente sul piano teologico, e un sempre maggiore coinvolgimento nell’animazione di comunità cristiane in assenza di presbitero. Quindi, “è oggi accettabile e auspicabile che l’apostolicità di fede della Chiesa sia servita e custodita anche con voce e ministero femminile”.

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