Repubblica Centrafricana: al monastero del Carmelo vicino Bangui un progetto pilota sottrae 500 giovani ai gruppi armati

Nel monastero del Carmelo alla periferia di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, è in corso un progetto pilota per la formazione e l’inserimento lavorativo di 500 giovani, per sottrarli all’arruolamento dei gruppi armati a causa della mancanza di alternative. L’iniziativa innovativa, alla quale ha preso parte anche il Premio Nobel per la pace Mohammed Yunus, è stata presentata oggi a Roma all’incontro organizzato nella sede della Fao “Ricostruire la speranza”, a due anni dalla costituzione di un alleanza con 12 Premi Nobel per spezzare il circolo vizioso fame/conflitti. Partner del progetto, oltre alla Fao e al governo italiano, la Fondazione Yunus social business, la Fondazione Tavakkol Karman che lavora per favorire il dialogo tra cristiani e musulmani e l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, che ha messo a disposizione 130 ettari di terreno. È lo stesso luogo che durante la storica visita di Papa Francesco nel novembre 2015, in occasione dell’apertura del Giubileo della Misericordia e della Porta Santa a Bangui, accoglieva oltre 10.000 sfollati a causa del conflitto. “La visita è stata uno spartiacque per il Paese – ha detto Claudio Ceravolo, presidente del Coopi, l’Ong incaricata dell’implementazione del progetto -. È stato il primo leader mondiale a fermarsi a Bangui durante il conflitto. La gente dormiva in strada per proteggerlo e vigilare sulla sua sicurezza”. Il Papa fu il primo a fare una donazione per aiutare gli sfollati del monastero del Carmelo. “Mi piace pensare che questo progetto sia una risposta agli appelli del Papa”, precisa Ceravolo. L’iniziativa prevede la produzione di cibo e sapone attraverso l’agricoltura e gli allevamenti e la formazione di 500 giovani che beneficiano di una remunerazione. “Sarebbe ingenuo pensare che problemi complessi come quelli che agitano la Repubblica Centrafricana, con 621.000 sfollati interni, possano essere risolti così semplicemente – ha concluso – ma è un dato di fatto che oggi questo programma è guardato con grande rispetto dalle varie fazioni in lotta. È molto significativo che fino ad oggi nessun episodio di violenza o malversazione sia stato compiuto nei riguardi dei locali o dei cooperanti espatriati. Speriamo davvero che il monastero del Carmelo a Bangui possa diventare un’oasi di pace e il motore di un processo economico nuovo”.

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