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Usa: Trump presenta un piano di riforma dell’immigrazione legale. Conferenza episcopale, “è anti-famiglia“

(da New York) Un nuovo piano di riforma dell’immigrazione legale che guarda con favore agli immigrati giovani ed istruiti è stato annunciato ieri pomeriggio dal presidente Donald Trump, nel giardino della Casa Bianca, dove ha parlato anche di un nuovo sistema di sicurezza delle frontiere. Il progetto annunciato prevede un sistema a punti dove si favorisco gli immigrati qualificati e finanziariamente autosufficienti, capaci di parlare o imparare l’inglese e che hanno dimostrato conoscenza di educazione civica attraverso il superamento di un esame. “Dobbiamo attuare un sistema di immigrazione che consenta ai nostri cittadini di prosperare per le generazioni a venire”, ha detto Trump, definendo la sua proposta un “piano di sicurezza basato sul merito”. Esclusi dalla riforma i dreamers, i giovani immigrati giunti negli Stati Uniti da bambini, a seguito dei genitori o di adulti, il cui stato di permanenza nel Paese resta sospeso. Nel suo discorso il presidente ha fatto chiaramente intendere che la priorità è data alle qualifiche di chi aspira ad entrare nel Paese e non al ricongiungimento familiare per cui i minori non accompagnati che chiedono asilo potrebbero essere immediatamente deportati nei loro paesi d’origine e i visti per le famiglia sarebbero dastricamente tagliati.
Trump ha precisato che il nuovo piano è stato stilato da professionisti delle forze dell’ordine che operano al confine e questo potrebbe diventare un incentivo verso i membri del suo partito estremamente critici sulle riforme migratorie promosse fino ad oggi. Non poteva poi mancare un accenno al muro di confine con il Messico: stavolta a pagarlo non sarà più il governo messicano, ma un fondo fiduciario alimentato dalle tasse pagate ai valichi di confine. “Una lacuna fisica” ha precisato Trump, che andrà colmata al pari “della lacuna giuridica”. Di diverso avviso è Ashley Feasley, direttrice della politica migratoria nella Conferenza episcopale americana, che ha definito la riforma “anti-famiglia”. “Le famiglie sono fondamentali per il nostro sistema di immigrazione e lo sono sempre state – ha dichiarato al magazine America -, perché si prendono cura l’una dell’altra e sono una rete di sicurezza sociale per i membri. Contribuiscono al nostro Paese e facilitano la coesione sociale”.

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