Palestina: Pax Christi, dopo 71 anni dall’esodo forzato, rifugiati vivono come sfollati e prigionieri di un blocco

Pax Christi International e Pax Christi Italia sono “particolarmente preoccupati per il benessere dei 5,4 milioni di rifugiati registrati nei territori di Gerusalemme Est, della Striscia di Gaza e dei campi profughi in Libano, Giordania e Siria”. Lo afferma una nota del movimento cattolico impegnato per la pace che ricorda il 71° anniversario della “Nakba”, “la deliberata distruzione di oltre 400 città e villaggi palestinesi e il pianificato esodo forzato di oltre 750mila uomini, donne e bambini dalle loro case natie, tra il 1947 e il 1948, per far posto allo Stato di Israele”. “Ci rammarichiamo profondamente – affermano – che il governo israeliano abbia reso illegale il riconoscimento della Nakba in Israele, negando a molti dei suoi cittadini il diritto di riconoscere un evento storico che è fondamentale per la narrativa palestinese”. Secondo Pax Christi, infatti, “la Nakba non è semplicemente un evento storico impresso a fuoco nella loro storia nazionale e nella loro memoria collettiva, ma una catastrofe in corso per i palestinesi, che continuano a sperimentare la confisca delle terre per far spazio all’espansione illegale degli insediamenti israeliani, alle demolizioni di case, alla distruzione dei loro antichi oliveti e alla negazione del loro diritto al ritorno”. “Ci stiamo avvicinando alla quinta generazione di palestinesi che nasceranno – denuncia la nota – come rifugiati sfollati, persone senza uno stato che vivono sotto 52 anni di occupazione militare israeliana, prigionieri di un blocco terrestre, marittimo e aereo imposto da Israele e dall’Egitto, o trattati come cittadini di seconda classe di Israele”.

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