Mass media: mons. Toso (Faenza), “credenti chiamati a liberarli e umanizzarli ponendoli al servizio della crescita umana in pienezza”

(dall’inviato a Faenza) “I mass media e i social, se abitati e vissuti in Cristo, nel suo Amore, sono resi partecipi della forza trasfiguratrice di Colui che è venuto sulla terra per far nuove tutte le cose”. Lo ha affermato questa mattina mons. Mario Toso, vescovo di Faenza-Modigliana, nel corso della messa che ha presieduto all’Istituto Emiliani di Fognano di Brisighella (Ra) per i partecipanti al convegno nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) che si apre oggi a Faenza sul tema “Colori d’Europa, le sfide del terzo millennio”. Nell’omelia, il vescovo ha evidenziato che “se celebriamo l’Eucaristia è perché il nostro lavoro di comunicatori, di annunciatori, di persone che vivono i mass media e li usano ha come punto di riferimento centrale l’Eucaristia stessa”. “I credenti prolungano l’Incarnazione redentrice di Cristo nel creato e quindi anche nei mezzi di comunicazione. Ciò facendo, liberano, umanizzano i mass media, li pongono al servizio della crescita umana in pienezza, secondo la misura di Cristo”, ha osservato, aggiungendo che “ugualmente li mettono a servizio della crescita non solo della società ma del Regno di Dio, di quella convivialità umana che è sempre più somigliante alla comunione trinitaria”. “Gli operatori che partecipano all’Eucaristia – ha ammonito – sono sollecitati ad animarli con quell’Amore pieno di verità che è il dono più grande dato da Dio all’umanità”. A pochi giorni dal decennale della promulgazione dell’enciclica “Caritas in Veritate” di Papa Benedetto XVI, mons. Toso ne ha richiamato alcuni brani sottolineando che “chi lavora nella Caritas ha come primo compito comunicare Gesù Cristo oltre che aiutare, fornire i vestiti”. “Caritas in Veritate”, ha proseguito il vescovo, dovrebbe essere il principio che guida l’impiego etico dei media. “Dall’Eucaristia attingiamo un amore pieno di verità. Solo così – ha concluso – potrà crescere una civiltà digitale commisurata alla dignità della persona e alla sua trascendenza”.

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