Comunicazione: Corrado (Cei) al Copercom, “non è solo trasmissione di notizie” ma “disponibilità, arricchimento reciproco, relazione”

“La comunicazione, oggi più che mai, non può che presupporre l’ascolto: questo è fonte di relazioni vere, sempre nuove e diverse. In queste relazioni, che diventano incontro con gli altri, si sviluppa un linguaggio autentico, leggero, libero, non appesantito da parole che raccontano solo il proprio ‘ego’. La comunicazione non è solo trasmissione di notizie: è disponibilità, arricchimento reciproco, relazione”. Lo ha detto Vincenzo Corrado, vice direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei (Ucs), aprendo i lavori del Comitato dei presidenti e delegati del Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) in corso oggi a Roma e incentrato sul Messaggio di Papa Francesco per la LIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Richiamando il titolo del Messaggio – “’Siamo membra gli uni degli altri’ (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana” -, Corrado ha ricordato come “alle origini di internet, si parlava dei nodini che legano e tengono insieme i fili della ragnatela. Ora piace pensare che quei nodini siano proprio i volti delle persone che tengono insieme tra loro le traiettorie della ragnatela. È l’immagine più bella, probabilmente, che rimanda alle sorgenti della comunità. E che, allo stesso tempo, permette di riflettere sui tanti non-senso dell’attuale società mediatica. Uno sui tutti: la perdita dell’identità. Ci si rifugia nell’anonimato proprio perché si è persa quella capacità di sentirsi partecipi di un progetto comune, di un bene comune. In un’ultima analisi di com-passione verso l’altro”. “Il rischio – ha avvertito il vice direttore dell’Ucs – è di vivere in tante communities ripiegate in sé stesse, perdendo le potenzialità positive che lo sviluppo tecnologico permette. Ecco, allora, la ‘ricetta’ proposta dal Papa e fondata essenzialmente su due ingredienti pregiati: ‘L’ascolto reciproco e il dialogo, basato sull’uso responsabile del linguaggio’”. “E il linguaggio purificato – ha concluso – , scevro da qualsiasi riduzione, malizia, polemica, è il collante delle communities ma, ancora prima, delle comunità umane. Che bello sarebbe se ogni volta che poggiamo le dita sulla tastiera del pc o su uno smartphone, pensassimo al volto della persona cui ci rivolgiamo e, allo stesso tempo, che in quel preciso istante stiamo costruendo una comunità”.

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