Vescovi Triveneto: al centro dell’assemblea l’impegno e la missione delle Chiese del Nordest nella “periferia” delle carceri

La situazione carceraria nel Nordest e l’impegno della Chiesa in questa “periferia esistenziale” sono stati al centro della riunione dei vescovi della Conferenza episcopale del Triveneto che si è svolta ieri a Padova. I presuli hanno incontrato una delegazione – guidata dal coordinatore don Antonio Biancotto – dei cappellani impegnati nelle carceri del Nordest. “Nel loro racconto – spiega una nota – sono così emersi i tratti principali, le attenzioni ed anche le preoccupazioni e le fatiche che caratterizzano e accompagnano il servizio quotidiano svolto da cappellani, religiosi, religiose e volontari impegnati nella quindicina di istituti carcerari presenti in quest’area con tutte le persone coinvolte nel ‘mondo della detenzione’ per ‘soccorrerle nel corpo e nello spirito’ attraverso una serie di azioni ed iniziative”. “Nelle periferie più degradate, quale spesso è il carcere – hanno spiegato – si percepisce maggiormente la potenza di guarigione e di salvezza del Vangelo. Il bisogno di Dio, anche se talora inespresso, si avverte in modo forte. Come cappellani siamo poi consapevoli di essere stati inviati a sostenere e a consolare non solo i detenuti ma anche le loro famiglie, il personale penitenziario e di riflesso i loro congiunti”.
Secondo quanto riferito dai cappellani, nel Nordest le carceri stanno progressivamente tornando al sovraffollamento di parecchi anni fa, con realtà già quasi sature di presenze; aumentano le presenze di cittadini stranieri (ultimamente, soprattutto, di asiatici) che in taluni istituti raggiungono anche il 60/70%; si aggrava la situazione e l’assistenza dei detenuti con problematiche psichiatriche; crescono inoltre, contemporaneamente, le presenze in carcere sia di giovani (perlopiù stranieri) che di anziani (oltre i 60 anni); l’affermarsi ormai di un evidente pluralismo religioso (in media oggi le presenze in carcere sono per il 60% di cristiani, metà cattolici e metà ortodossi, e di oltre un 30% di musulmani, con ulteriori e più piccole quote di altre realtà religiose).
Durante il dialogo, prosegue la nota, “i vescovi hanno riaffermato l’importanza e il valore prezioso di tali esperienze che rappresentano un concreto e visibile segno di presenza e vicinanza della Chiesa in questo delicato contesto, soprattutto nell’odierno clima politico, culturale e sociale; riconosciuta anche l’opportunità di puntare molto su un’opera di formazione e sensibilizzazione delle comunità, a partire dai sacerdoti e dai seminaristi”. I cappellani hanno proposto ai pastori delle Chiese diocesane di intensificare i contatti con tali realtà, ad esempio con visite più prolungate agli istituti di pena (una sorta di “giornata in carcere”) che permettano loro anche visite a singole sezioni, contatti personali con detenuti, personale penitenziario e volontari.
Nel corso dell’assemblea, i vescovi del Triveneto hanno inoltre incontrato i responsabili della Facoltà Teologica del Triveneto e del Seminario diocesano di Padova visitando, tra l’altro, anche la Biblioteca. C’è stato, infine, un aggiornamento sull’attività delle Caritas diocesane e di altre realtà legate alle comunità ecclesiali in relazione alla gestione dell’accoglienza di migranti e richiedenti asilo.

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