Fondazione “Abruzzo solidarietà e sviluppo”: assolto Gianfranco Cavaliere. Mons. D’Ercole (Ascoli Piceno), “una volta ‘marchiato’ il volto d’una persona è difficile recuperare”

“Il tribunale di L’Aquila ha assolto ieri con formula piena il dr. Gianfranco Cavaliere, unico indagato rimasto sotto processo per tentata truffa e altri ipotetici reati connessi con la Fondazione ben nota agli aquilani “Abruzzo solidarietà e sviluppo”, della quale anche il sottoscritto è stato promotore e vice presidente e per questo indagato, processato con rito abbreviato e subito assolto”. Lo scrive in una nota mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno. “Dopo otto anni, maggio 2019 arriva l’assoluzione piena per il dr. Cavaliere, che finalmente può guardare con più fiducia al futuro, a cominciare dal matrimonio che contrarrà domenica 26 maggio e di cui ho l’onore e il piacere di celebrare il rito religioso”. Per il vescovo, “la dolorosa vicenda umana e giudiziaria suscita qualche riflessione”: “Dal momento dell’arresto, soprattutto i media locali (ma non solo) hanno posto in prima pagina per lunghissimi mesi gli indagati, con un calvario che solo chi l’ha provato sa che cosa significhi. Un fenomeno quello della sovraesposizione mediatica, sociale e morale, che si ripete troppo spesso. Al momento dell’assoluzione invece nemmeno un cenno o, nella migliore delle ipotesi, qualche richiamo breve e frettoloso. Occorre rendersi conto della grave responsabilità che tutti abbiamo nei confronti delle persone perché una volta ‘marchiato’ il volto d’una persona è poi difficile recuperare interamente la propria dignità”.

“Quando la Giustizia giudicante, nel tempo, sancisce la verità dei fatti come in questo caso ci si rende conto di quanto sia delicato e pieno di responsabilità da parte dei media e di tutti i soggetti interessati il riferire all’opinione pubblica su indagini e fasi dell’accertamento della verità. Prego per tutti coloro che in questo momento soffrono in attesa di giudizio – conclude mons. D’Ercole – e sono talvolta giudicati sui media ancor prima che nelle aule dei tribunali, e il mio pensiero va con gratitudine per chi è chiamato a svolgere il difficile compito di amministrare la giustizia umana perché sono persuaso che si tratta di un compito complesso che interpella nel profondo la coscienza”.

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