Pastorale salute: diaconi in ospedale. Scarcella (Tavolo), “al malato deve essere lasciata la parola, è in lui che si identifica Cristo”

“Nell’incontro con la persona malata bisogna aver presente che nessuno è immune dalla malattia”. Così Antonio Scarcella, membro del Tavolo dei diaconi per la pastorale della salute, durante la sessione dedicata al servizio dei diaconi nelle strutture sanitarie all’interno del convegno nzionale di pastorale della salute in corso a Caserta. “Lavoro in ospedale da 36 anni”, ha ricordato Scarcella che è anche infermiere. “La base di partenza è l’empatia che risulta più vera quando lo stesso operatore ha fatto un’esperienza di malattia. Ho provato sulla mia pelle una parte di sofferenza che i pazienti patiscono – ha affermato -. L’incontro deve essere l’occasione per far emergere la qualità personale del malato. Commetteremmo un errore se la visita divenisse una occasione per rafforzare la figura di professionisti o diaconi. Al malato deve essere lasciata la parola, è in lui che si identifica Cristo”. Chi pensa di compiere il bene solo con la visita sbaglia: “Rapportarsi con il prossimo è sempre difficile, soprattutto con un malato. Come operatori sanitari sperimentiamo che il tatto ha un duplice effetto perché tocchiamo l’altro ma siamo anche toccati noi stessi”.

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