Bambini maltrattati: Badalassi (Cesvi), “povertà non causa diretta ma fattore di rischio”. Stop differenze territoriali. Servono “politiche di lungo termine”

Presentando oggi a Roma, presso la Camera dei deputati, la seconda edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, “L’ombra della povertà” del Cesvi. Giovanna Badalassi, ricercatrice dell’organizzazione, spiega come sia  difficile trovare una chiave di lettura univoca: diversi sono infatti i fattori di rischio che possono causare il maltrattamento di minori. Tra questi” la povertà non solo economica ma multipla: educativa, emozionale, di relazioni.” La povertà – chiarisce – “non è di per sé il motivo scatenante per il maltrattamento all’infanzia, ma una grave difficoltà economica porta i genitori ad uno stato emotivo e di stress tale da mettere a rischio i minori che a loro volta avranno molte probabilità di diventare maltrattanti”. E avverte: “Le regioni nelle quali c’è maggiore capacità di cura sono quelle in cui la povertà è più bassa”. Quattro, in estrema sintesi, le raccomandazioni del Cesvi sintetizzate dalla ricercatrice: “è necessario disporre di un sistema informativo puntuale e mirato; occorre affrontare in maniera più determinata e con nuovi sistemi di governance le rilevanti differenze territoriali; è opportuno sviluppare politiche dirette e indirette di prevenzione e di contrasto in un approccio multimediale”. Infine, conclude, “nonostante la volatilità della nostra politica, per affrontare il fenomeno in maniera efficace è indispensabile costruire politiche di medio e lungo termine”.

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