Migranti: missione vaticana a Lesbo. Mons. Hollerich (Comece), “non parliamo di Europa cristiana se non siamo pronti ad accogliere i poveri”

“Non parliamo mai più di Europa cristiana se non siamo pronti ad accogliere i poveri e i migranti”. Lo dice alla vigilia delle elezioni europee e dall’isola di Lesbo dove è in missione nei campi profughi con una delegazione vaticana, mons. mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece). “Le prossime elezioni – aggiunge l’arcivescovo – dovranno dimostrare se siamo cristiani o no. Se abbiamo ancora un resto di cristianesimo in Europa. Non è possibile parlare di cultura cristiana, di una Europa cristiana se non siamo pronti ad accogliere chi è nel bisogno”. A Lesbo mons. Hollerich, insieme al  card. Konrad Krajewski, elemosiniere apostolico, e a mons. Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene, ha visitato in questi giorni i campi di Moria e Kara Tepe a tre anni dalla visita di Papa Francesco nell’isola, nell’aprile 2016. “La gente soffre. Soffre anche di mancanza di speranza”, dice mons. Hollerich nel raccontare cosa ha visto in questi giorni nei campi profughi. “Il governo greco fa molto ma è lasciato da solo. Non bisogna dire che deve fare di più. È la nostra solidarietà che viene richiesta. L’impressione che si ha qui, è che questa gente sia stata dimenticata dall’Europa e questo fa male”. E conclude: “Prima delle elezioni europee, questa missione vuole dare un segno all’Europa. Per questo motivo – credo – che il Papa mi ha chiesto di partecipare a questa missione insieme al card. Krajewski per mostrare che i profughi, i rifugiati sono gente vera, uomini, donne e bambini che soffrono. E se noi vogliamo che ci sia una Europa cristiana, allora siamo invitati ad aiutarli”.

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