Suicidio giovane Gambia: mons. Nosiglia (Torino), “riflettere sulle ferite interiori dei migranti”

“Il suo gesto obbliga tutti quanti a riflettere sulle ferite interiori che hanno segnato profondamente Demba e molti altri immigrati. Sono le stesse ferite, le medesime fragilità a cui ciascuno di noi è esposto. Ferite e fragilità che non dipendono dal colore della pelle né dal passaporto o dal conto in banca”. Lo dichiara mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, a proposito del suicidio del giovane Gaye Demba, originario del Gambia, ospitato in Villa Durio, alla Città dei ragazzi. “Questo ragazzo è giunto nel nostro Paese dopo aver subìto violenze e soprusi molto pesanti che hanno minato profondamente la sua vita, provocando fragilità che purtroppo si sono manifestate nel suo gesto estremo”, ha ricordato il presule. Mons. Nosiglia racconta anche che il giovane gambiano “era seguito da una équipe di persone e professionisti che lo hanno accompagnato in questo ultimo anno e mezzo di vita dopo la sua uscita dagli scantinati del Moi”. “I responsabili della struttura hanno fatto tutto quanto è stato umanamente possibile per offrire a questo giovane ragioni positive e opportunità utili a costruire una vita nuova e diversa, ma purtroppo tutto questo impegno non è stato sufficiente”. Dall’arcivescovo la richiesta a tutti a “contribuire a far crescere nella nostra città un clima che non sia né di odio né di rifiuto né di paura, ma sia invece di reciproca accoglienza, attenzione e rispetto”.

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