Papa Francesco: a docenti e studenti Istituto San Carlo di Milano, “un educatore non può essere un distillato, deve sporcarsi le mani con la realtà”

“Oggi, in questo nostro mondo occidentale, è cresciuta tanto la cultura dell’indifferenza. È una tirannia. La cultura dell’indifferenza tende a spegnere la persona come un essere autonomo per soggiogarlo e affogarlo. Da qui derivano gli integralismi, i fondamentalismi e lo spirito settario”. Lo ha detto Papa Francesco rispondendo a braccio alle domande di docenti e studenti dell’Istituto San Carlo di Milano, ricevuti stamani in udienza nell’Aula Paolo VI. In particolare, a un ex alunna e oggi insegnante di sostegno al liceo, Giulia, il pontefice ha ribadito che “la parola chiave è testimonianza”. L’esigenza è quella di “mettere tutta la carne sulla griglia”. “Se vuoi sostenere qualcuno dovrai mettere in gioco tutta te stessa. E lì con la testimonianza si fa il sostegno. Un educatore non può essere un distillato, deve essere in confronto con la vita e deve sporcarsi le mani con la realtà”. Nelle parole del pontefice anche l’attenzione a “non educare con una cattiva testimonianza”, perché “fa tanto male”. “Il sostegno chiede amorevolezza. Si educa con la pazienza della persuasione”. L’impegno finale dell’insegnare, secondo Francesco, è quello di “educare ad avviare processi e non a occupare spazi”. Infine, il Papa a un genitore ha detto che “bisogna incoraggiare i giovani ad andare avanti, a camminare non da soli, ma in gruppo”. “Sappiano che la caduta non è un fallimento, ma una prova e che si possono risollevare”.

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