Alcide De Gasperi: don Maffeis (Cei), “credeva nella storia e nelle sue leggi, più che nella tecnica e nei suoi padroni”

“L’arte del governo è frutto di esercizio, di una lettura intelligente e libera degli avvenimenti politici ed ecclesiali, ma anche di prossimità, di immaginazione emotiva, di capacità di ascolto e di comunicazione interpersonale cercata, attesa e coltivata”. Lo ha detto don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, intervenendo oggi presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica in occasione della presentazione dell’Epistolario di Alcide De Gasperi. “La parabola di De Gasperi racconta di quanto quest’uomo non abbia avuto timore di allargare lo spazio vitale della sua comunità. Da Pieve Tesino a Vienna, da Vienna a Roma, da Roma all’Europa”, osserva don Maffeis: “Un politico che faceva spazio all’uomo, oggi si direbbe un politico inclusivo”. Soffermandosi sulle lettere, “avvertiamo emergere una statura morale di cui oggi sentiamo la carenza. Ci chiediamo come facesse a lavorare con quella intensità, quel rigore e quell’attaccamento al dovere, compiuto con modestia e umiltà, fino al sacrificio di sé. L’epistolario ce ne mostra la coscienza educata e libera, l’autonomia intellettuale, le convinzioni che lo animarono; ci fa sentire che cosa significhi donarsi alla politica, scelta a caro prezzo, pagata spesso con la solitudine. Come si fa a resistere al peso della politica? Come evitare di diventare cinici? In realtà – spiega don Maffeis -, la generazione di De Gasperi aveva ispirazioni forti, vivo senso di responsabilità, respiro politico di lungo periodo, sostenuto con lealtà e coraggio, con fermezza di volontà e di carattere. Credeva nella storia e nelle sue leggi, più che nella tecnica e nei suoi padroni”.

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