Pastorale giovanile: Petrosino (filosofo), “dobbiamo fare molto di più che restituire o avremo perso”

“Dobbiamo parlare di ciò che abbiamo visto ed ascoltato, ma cosa abbiamo visto? Cosa ascoltato? Forse nulla. Forse solo siamo stati educati così, con racconti ed insegnamenti. Forse abbiamo letto la Bibbia, andiamo a messa. Forse tutto è successo senza che noi vedessimo e che sentissimo! Così, di fronte alla velina che ci parla di amore e famiglia, al calciatore che ci spiega che non si può perdere, a chi si occupa di disabili e ci dice che i limiti non esistono, a chi al bar ci assicura della legittimità della difesa o così via, noi cosa diciamo? Quello che abbiamo visto ed ascoltato? Che è che cosa?”. L’intervento del docente universitario e filosofo, Silvano Petrosino, che ha introdotto i lavori del 16° convengo di Pastorale giovanile organizzato in Sicilia dalla Conferenza episcopale italiana, ha aiutato i partecipanti a riflettere sulla vocazione e sulla missione. “Vocazione che non è risposta ad un ordine precostituito, ma è risposta capace di modificare l’ordine stesso. Così come deve essere chiaro che la missione – ha detto – non è un dovere, ma conseguenza naturale di un incontro. Come quando trovi una pizzeria buona – ha detto, facendo sorridere I partecipanti al convegno – e lo dici agli amici e ai parenti perché vadano”. Non si tratta insomma né di essere cristiani dei talenti, né uomini che riflettono la luce di Dio. “Ci è chiesto molto di più – ha spiegato Petrosino – che non riconsegnare quello che ci è stato dato. Dobbiamo fare molto di più che restituire o avremo perso. Così come quando guardiamo alla luce di Dio: che monotonia sarebbe per lui se ci limitassimo a rifletterla. Dobbiamo piuttosto rifrangerla, restituirla insieme ad un aspetto tipico della sostanza attraversata. Insomma, essere noi stessi alla sua luce”. Il cristiano è un “uomo capace di creazione, di mettere del nuovo”, un essere che “non cerca l’eccellenza e la perfezione, ma il bene”. Per Petrosino si tratta di liberarsi dell’“incapacità di cogliere il senso” e della tendenza e tentazione di “fermarsi al significato”. “La novella che ci hanno raccontato – ha detto – è che tutti ce la faremo, la promessa che ci è stata fatta non è di essere eccellenti, ma di potere e dovere essere noi stessi. E’ difficile – ha detto – e non dobbiamo dimenticare che Satana nella Bibbia chiede sempre “Sei sicuro?” e mette sempre una paura tremenda, ma quando Dio inizia a parlare dice sempre ‘Non temere, non avere paura’. È difficile – ha ripetuto – , ma è tutto qui”.

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