Pastorale giovanile: Petrosino (filosofo), “Dio non occupa mai tutta la scena ma lascia spazio perché attende la risposta di ogni essere umano”

“Siamo qui, magari con 2.000 anni di storia e chissà quali meravigliose cattedrali, ma chi siamo? Sembriamo avere una sorta di juke box: chiediamo di un argomento ed ecco che viene fuori la risposta, con tanto di citazioni, frasi ed autori. Abbiamo una risposta per tutto”. Così Silvano Petrosino, filosofo e docente universitario, ha condotto l’ouverture del 16° convegno nazionale di Pastorale giovanile “Dare casa al futuro” in corso di svolgimento a Terrasini (PA) cercando di mostrare agli oltre 800 partecipanti all’appuntamento “L’elefante nella stanza”. Un intervento ironico e suggestivo per “mostrare una logica a partire da un punto: c’è Dio dappertutto”. Per il filosofo “la società attuale è tutt’altro che materialistica. Non prepariamo neanche più risotti destinati alle nostre pance – ha detto -, ma per il nostro spirito, che sfamino il nostro animo”. Ha descritto una “società spiritualistica” che è, però, molto diversa e lontana dalla “spiritualità che è propria dell’uomo”. Spiritualità che, per Petrosino, nasce dalla capacità di ciascuno di sapere e sperimentare che “c’è dell’altro”. “Siamo qua – ha detto -, ma c’è altro e questo altro è bene. Ce lo mostra Gesù quando ci dice che Dio è padre. È impensabile che non sia giudice, ma padre. E quale può essere la volontà del padre? Volontà – ha ripetuto Petrosino – e non progetto? Il mio progetto su mio figlio potrebbe essere che faccia il notaio o il primario di medicina, ma la mia volontà è che sia felice. La volontà di Dio, che è Padre – ha detto -, è il bene! Possiamo immaginare davvero un Dio che voglia che ci facciamo preti o che sposiamo Maria piuttosto che Lucia? Lui ha un solo progetto: il bene”. Nel filo logico dell’intervento principale della giornata di apertura al convegno, dunque, l’idea che “quale sia il bene del figlio non lo sa neanche il padre, perché essendo bene del figlio non può costituirsi senza il figlio stesso”. Come nella creazione, quando “Dio dà incarico all’uomo di scegliere i nomi di quanto è stato creato. Una creazione perfetta, ma che ha bisogno dell’uomo perché sia compiuta”. Un concetto che parte da un dato di fatto: “Dio non occupa mai tutta la scena, ma lascia spazio perché attende la risposta di ogni figlio, di ogni essere umano. Lascia spazio – ha detto il docente – come alle nozze di Cana quando, dopo il miracolo, Gesù sparisce. Come fa anche ad Emmaus”.

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