Pastorale giovanile: don Sala (segretario Sinodo), “mettersi in gioco con coraggio e non restare con le mani in mano”

(da Terrasini-Palermo)​ Introducendo i lavori del convengo nazionale di Pastorale giovanile, in corso di svolgimento in Sicilia, don Rossano Sala, segretario speciale del Sinodo, ha aiutato i partecipanti, giunti da tutta Italia, a riflettere sulle “tre ‘A’ della Pastorale giovanile: ascolto, annuncio, accompagnamento”. Ne ha parlato come di “tre grandi doni per questi giorni di crescita spirituale e di condivisione operativa” e come “compiti, perché – ha detto – ogni dono è sempre qualcosa che ci impegna per il suo sviluppo. I doni sono sempre talenti da investire e semi da far fruttificare, mai tesori da trattenere e nascondere”. Don Sala ha invitato a guardare ai lavori alla luce delle “tre tappe di Emmaus: riconoscere con realismo, interpretare con fede, scegliere con coraggio”. Per don Sala “il realismo” è quell’occasione che Gesù dà ai due viandanti quando “gli chiede di esprimersi e lascia che l’angoscia e la delusione escano allo scoperto e le respira nella sua anima. È il momento del riconoscere – ha detto -, che ci chiede silenzio interiore e disponibilità a lasciarci toccare dalla realtà così com’è. Sine glossa, senza fronzoli: nella sua drammaticità e anche tragicità. E questo ascolto – per don Rossano Sala -, quando è vero, genera turbamento del cuore e stravolgimento degli affetti. Papa Francesco in Christus vivit ci chiede di saperci commuovere, di saper piangere per e con i giovani di oggi”.
La spiritualità, per il segretario speciale del Sinodo, “è prima di tutto questione di presenza prima che di parola, di bellezza prima che di riflessione, come avremo occasione di percepire visitando i tesori di Monreale. La verità cristiana, nella sua delicatezza potente e nella sua attrattività luminosa ci apre il campo per interpretare alla luce della grazia le sfide emerse dall’ascolto. Certo, perché non basta il contatto e il confronto con la realtà, è necessario ritrovare i criteri della fede per poterla prima illuminare, poi comprendere e infine trasformare”. Infine la decisione, alla quale si giunge attraverso il dialogo e il confronto. “La nostra Chiesa italiana – ha detto don Sala – è chiamata a prendere posizione, a fare la sua parte, a mettersi in gioco con coraggio, a non restare con le mani in mano. Come ha fatto don Pino Puglisi, con cui avremo il dono di confrontarci”.

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